È dimostrato: ellaOne, la pillola dei cinque giorni dopo, impedisce l’annidamento del figlio in utero.

Si riporta di seguito la review dell’articolo pubblicato su Mol. Cell Endocrinol. nel Feb 2017 da lira-Albarran S. et Al. fatta dal prof Bruno Mozzanega e pubblicata sul sito www.sipre.eu. Tale review facilita la comprensione dell’articolo e dimostra in modo inequivocabile il meccanismo che ellaOne impedisce anche l’annidamento del figlio in utero materno. Si prega di prendere atto di tale meccanismo.

Febbraio 2017
È dimostrato: ellaOne, la pillola dei cinque giorni dopo, impedisce l’annidamento del  figlio in utero.

Lo abbiamo sostenuto da tempo, nonostante il mondo accademico ginecologico e le più rinomate società scientifiche si ostinassero a negare ciò che appariva evidente e a sostenere che il farmaco inibisse l’ovulazione e, quindi, fosse in grado di impedire il concepimento. Uno studio accuratissimo eseguito su donne fertili dimostra con chiarezza che ellaOne agisce impedendo l’annidamento del figlio nell’utero materno (Lira-Albarrán S et Al: “Ulipristal acetate administration at mid-cycle changes gene expression profiling of endometrial biopsies taken during the receptive period of the human menstrual cycle.” Mol Cell Endocrinol. 2017 Feb 20. [Epub ahead of print].pii: S0303-7207(17)30111-9. dpi: 10.1016/j.mce.2017.02.024).

In questo studio vengono valutate 12 donne fertili trattate con ellaOne, in singola dose come solitamente avviene. Il farmaco viene somministrato nel periodo preovulatorio avanzato, uno-due giorni prima dell’ovulazione. Si tratta, come sottolineato dagli autori, di un trattamento intenzionalmente somministrato in quelli che sono i giorni più fertili del ciclo mestruale, quelli nei quali – secondo i dati unanimemente accettati di Wilcox – a seguito di rapporti sessuali non protetti si verifica il 75% dei concepimenti.

Le donne vengono studiate in due cicli consecutivi: nel primo, senza somministrazione di farmaci, viene verificato quello che accade in un normale endometrio che, grazie al Progesterone, si prepara ad accogliere l’embrione. Nel successivo si somministra ellaOne e si verifica se e come cambino le caratteristiche del tessuto endometriale.

Nel primo ciclo mestruale, quello spontaneo che precede il trattamento, ogni donna viene rigorosamente valutata in termini endocrini ed ecografici, ai fini di individuare il giorno dell’ovulazione. Inoltre, nel settimo giorno post-ovulatorio e cioè in quella che viene considerata la “finestra di impianto”, viene effettuata una biopsia dell’endometrio per valutare l’espressione genica normale di 1183 geni attivi nell’endometrio fertile.

Nel ciclo successivo ogni donna viene trattata con ellaOne e controllata con gli stessi criteri seguiti nel ciclo spontaneo precedente. Nuovamente, nel settimo giorno post-ovulatorio, viene effettuata una biopsia dell’endometrio per valutare l’espressione genica dei medesimi 1183 geni attivi nell’endometrio e valutare se la somministrazione di ellaOne abbia modificato la loro espressione.

Lo studio evidenzia con chiarezza almeno due cose:

  • La prima è che tutte le donne trattate ovulano normalmente dopo aver assunto ellaOne nei giorni più fertili del ciclo. Ciò smentisce che il farmaco eserciti una significativa azione di inibizione dell’ovulazione, come invece è riportato nel foglio illustrativo del farmaco.
  • La seconda è che nelle donne trattate con ellaOne l’endometrio diventa assolutamente inospitale. Tutti i geni studiati si esprimono in modo diametralmente opposto rispetto a quanto avviene in un tipico endometrio preparato all’annidamento.
  • L’ovulazione avviene e il concepimento può seguire, visto che si parla di rapporti sessuali non protetti nei giorni più fertili. Il figlio concepito però non può annidarsi e sopravvivere.

Questo meccanismo d’azione non sembra proprio compatibile con le nostre Leggi, che tutelano la vita umana sin dal suo inizio (L. 194/78 art.1), inizio che la stessa Corte Europea di Giustizia riconosce coincidere con la fecondazione (sentenza C34/10 Oliver Brüstle contro Greenpeace del 18 ottobre 2011).

Inoltre, ed è ancora più grave, divulgare che il farmaco interferisce con l’ovulazione come è riportato sul foglietto illustrativo di ellaOne, appare gravemente e intenzionalmente lesivo del diritto delle persone a essere correttamente informate: una informazione non veritiera compromette gravemente la libertà di scelta, libertà che non può che fondarsi su di una informazione corretta.

Bruno Mozzanega
Professore Aggregato di Ginecologia presso l’Università di Padova
Presidente S.I.P.Re – Società Italiana Procreazione Responsabile

L’obiezione di coscienza in San Basilio

Damian Spataru ha pubblicato un interessante lavoro su Obiezione di Coscienza sulla Rivista teologica di Lugano nel mese di giugno 2016 pag 281-309.
La sezione dei Farmacisti Cattolici di Milano, guidata dal teologo Don Roberto Valeri ha dedicato due serate alla lettura e commento del documento.

L’articolo evidenzia il ruolo inviolabile della coscienza, che è quello di guida, secondo la riflessione specifica di Basilio. Alla luce del Vangelo, il Santo riconosce e pone l’accento sui due movimenti integrativi interni nell’obiettore di coscienza, individuati sotto forma di:

  • un qualche germe di “logos” immesso dentro di noi
  • come capacità di giudicare e decidere

La tradizione medievale li individuerà con i due atti della coscienza stessa, chiamati sinderesi (anamnesi) e conscientia. In questo senso, l’obiezione di coscienza appare come un conflitto soggettivo irriducibile tra dovere giuridico e dovere morale che si manifesta nel rifiuto, per motivi di coscienza, a realizzare un atto o una condotta che in linea di principio sarebbe giuridicamente esigibile (Gregorio di Nazianzo, Or.43, 50-51).

L’articolo approfondisce il tema richiamando non solo fonti bibliche , ma anche extra bibliche quali Sofocle (496 a.C.), Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.), Antico e Nuovo Testamento, Sant’Agostino (354-430), Tommaso d’Aquino (1225-1274), Antonio Rosmini (1797-1855), J. H. Newman (1801-1890), Gaudium et Spes, Evangelium Vitae e poi viene presentata e valorizzata in tutta la sua portata l’Obiezione di Coscienza testimoniata in Basilio di Cesarea (330-379) che ha esercitato la libera e doverosa opposizione alla legge ingiusta.

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Comunicato stampa dell’Unione Cattolica Farmacisti Italiani

Giovedì 15 dicembre con la sentenza di assoluzione si è conclusa l’annosa vicenda giudiziaria di una nostra collega farmacista di Trieste, che nel 2013, richiamandosi all’obiezione di coscienza ed all’autonomia professionale, si era rifiutata di dispensare un contraccettivo di emergenza in presenza di prescrizione medica, indicando la farmacia più vicina dove la paziente avrebbe potuto acquistarlo. La scelta etica della collega si era basata sulla conoscenza di evidenze ed interpretazioni scientifiche di pubblico dominio, e non solo su indicazioni contenute nel foglietto illustrativo, che avevano messo in risalto il possibile effetto antinidatorio del farmaco, cioè di impedimento al normale sviluppo dell’embrione nell’utero materno. Non si era trattato quindi di una decisione estemporanea e superficiale, ma giunta dopo riflessione approfondita e ponderata sui propri principi morali e professionali. Eppure alla denuncia è seguito il rinvio a giudizio per “omissione di atti d’ufficio”, fino all’epilogo, da noi tutti auspicato e per certi versi previsto, dell’assoluzione con formula piena. Ci stringiamo con gioia alla collega e condividiamo la sua soddisfazione per questo risultato che pone fine ad una vicissitudine angosciosa e dolorosa anche per la sua famiglia, una situazione che, com’è facilmente comprensibile, è stata vissuta come una ingiusta persecuzione per un comportamento erroneamente considerato ideologico. Nel contempo ringraziamo l’Avvocato Simone Pillon del Foro di Perugia, che da anni collabora con la nostra associazione, per la sua generosa ed efficace opera professionale che ha portato a questo risultato storico. Questa rappresenta la prima sentenza in Italia sull’obiezione di coscienza dei farmacisti, diventandone così la pietra miliare in ambito giuridico e punto di svolta nella discussione all’interno della professione. In essa infatti, vengono ribaditi la piena autonomia professionale del farmacista ed il suo consapevole diritto ad operare in scienza e coscienza nel rispetto del paziente e soprattutto della vita umana, aspetti già sanciti dal Codice Deontologico. Da questo momento le novità contenute in tale sentenza non potranno essere disconosciute per il loro valore dirompente, soprattutto in tema di etica deontologica: per la prima volta viene riconosciuto ad un farmacista la piena autonomia nel proprio ambito professionale, fondata sul suo bagaglio culturale e morale. I principi etici alla base del nostro Codice Deontologico vengono rivalutati e siamo quindi fiduciosi che ciò sia preso in seria considerazione dagli Ordini Provinciali. Ci aspettiamo una piena consapevolezza ed un costruttivo confronto all’interno della FOFI alla luce delle nuove indicazioni giuridiche, affinché si recepiscano per tutti i farmacisti i principi offerti in questa sentenza. Inoltre confidiamo che anche il mondo politico ne prenda atto e dimostri finalmente un serio impegno nell’approvazione di una legge completa ed articolata, che possa regolamentare l’obiezione di coscienza del farmacista, tutelando la paziente e soprattutto il professionista per evitare discriminazioni. Cogliamo l’occasione per rivolgere un appello in questo senso al Presidente della FOFI Sen. Dott. Andrea Mandelli. È innegabile che da oggi in poi l’obiezione di coscienza non rappresenterà soltanto un diritto costituzionalmente fondato, ma avrà anche nel nostro Paese un fondamento giuridico. Attendiamo con interesse le motivazioni della sentenza per farci carico di eventuali ulteriori richieste nelle sedi opportune, in ambito di enti statali e professionali.

Tutela della salute e scelte etiche: il ruolo del Farmacista

Sintesi della relazione del vicepresidente UCFI Fausto Roncaglia nel Convegno “Un Nuovo Umanesimo: la Scienza al servizio dell’Uomo”
Bologna 8-10-2016

Farmacista a tutela della salute

Il farmacista è uno dei protagonisti nella tutela della salute, per il suo quotidiano e continuo incontro con le persone. La farmacia è il presidio sanitario più comodo e a portata di tutti, senza filtri, dove chiunque, oltre ad attenta e competente distribuzione dei farmaci, può ricevere spiegazioni, consiglio, vicinanza professionale e umana.
L’attività del farmacista è basata su una necessaria e profonda conoscenza tecnica e scientifica riguardo ai farmaci, ma non può limitarsi a questo. Parte fondamentale della nostra professione è stabilire un rapporto con le persone, viste nella loro interezza e non solo come portatrici di malattie da curare. Ogni persona è unica e irripetibile, è formata di anima e di corpo, ha un destino di eternità : della sua salute globale dobbiamo prenderci cura.
Il farmacista è un professionista: il termine “professionista” deriva da professare, che significa “dichiarare apertamente”: compie un giuramento che lo impegna nei confronti della propria coscienza e lo obbliga con coloro che a lui si rivolgono e con tutta la comunità.
Quando Giovanni Paolo II ci ricevette il 31 gennaio 1994 ci disse parole illuminanti: Il servizio all’integrità e al benessere della persona è l’ideale che deve costantemente orientare il farmacista cattolico, il quale si ispira, nell’esercizio della sua professione, all’esempio di Gesù di Nazareth, che passò beneficando e risanando quanti si avvicinavano a Lui. Compito del farmacista, dunque, è di contribuire al sollievo della sofferenza, al benessere e alla guarigione dell’uomo.[…] Voi avete modo di diventare anche consiglieri e persino evangelizzatori[…] il conforto morale e psicologico che potete offrire a chi soffre è grande…una dimensione di autentica solidarietà cristiana.

Scelte etiche

In ogni aspetto della sua attività professionale, il farmacista si trova spesso di fronte a scelte etiche e a consigli di scelte etiche per coloro che a lui si rivolgono: uso corretto dei farmaci, comportamenti alimentari, abitudini corrette di vita.
Fino a qualche decennio tali scelte sono state importanti, ma raramente drammatiche; in farmacia il farmacista si trovava a distribuire prodotti tutti finalizzati alla cura e alla prevenzione, per il bene delle persone. C’era accordo su ciò che è bene e ciò che non lo è e la legge era, almeno in teoria e nella volontà, finalizzata al bene di tutti.
Oggi purtroppo viviamo invece in un mondo sanitario nel quale prevale una visione parziale dell’uomo, ridotto spesso ai suoi aspetti biologici ed emozionali. Da tale visione sono scaturiti e scaturiscono comportamenti aberranti, che vanno contro la ragione umana: aborto, eutanasia, fecondazioni artificiali, farmaci che non curano e hanno persino il fine di uccidere.

Farmaci che non curano

Una visione distorta sulla persona umana da mezzo secolo ha riguardato anche la farmacia e sono arrivati prodotti che nulla curano, ma hanno fini completamente diversi. Il farmacista si trova così a ricevere prescrizioni e richieste persino di prodotti che hanno la capacità, e soprattutto il fine, di uccidere la vita umana nei primissimi giorni.
Le leggi sono state liberate dall’obbligo di essere fatte per il bene di tutti e sempre più sono state indirizzate al comodo dei più forti in danno dei più deboli. Sono leggi che intendono assurdamente obbligare il farmacista ad andare contro coscienza, a violare il giuramento che ha fatto all’inizio della professione e a non seguire il Codice Deontologico, che lo obbliga al rispetto della vita.
Quello che è stato sempre considerato delitto viene ora capovolto in diritto.
Chi ha deciso l’entrata in commercio di tali prodotti ha anche voluto fossero in farmacia come “farmaci” e, per potere chiamare farmaco anche ciò che nulla ha di farmacologico, è stato considerato necessario cambiare la definizione di “farmaco”.

Nuova definizione di “farmaco”

La definizione di farmaco, da sempre considerata ovvia e ragionevole, è : ogni sostanza o associazione di sostanze aventi capacità e fine di cura o di prevenzione delle malattie.
Ora è stata utilitaristicamente variata ed è la seguente:
a) ogni sostanza o associazione di sostanze presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane ;
b) ogni sostanza o associazione di sostanze che possa essere utilizzata sull’uomo o somministrata all’uomo allo scopo di ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche, esercitando un’azione farmacologica, immunologica o metabolica, ovvero di stabilire una diagnosi medica.
In una tale definizione si può far entrare di tutto e possono venire chiamati farmaci anche prodotti capaci di uccidere, così che nelle farmacie è possibile trovare, in scatolette simili a tutte le altre, anche “farmaci” che sono delle vere e proprie armi chimiche.
Il termine “farmaco” ha quindi perso il significato esclusivamente di cura e prevenzione che aveva.

OMS, mistificazione sui termini usati

Come è potuto accadere tutto ciò?
Sottoposta a una forte pressione di varie associazioni, soprattutto abortiste, degli USA, negli anni ’70-80 del secolo scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ( OMS) decise, a tavolino, senza alcuna evidenza scientifica, anzi contro ogni evidenza scientifica, di dichiarare che la gravidanza inizia non con il concepimento ( come è ) ma con l’annidamento dell’embrione nella mucosa uterina ( circa 8-10 giorni dopo).
Per fare ciò l’OMS ha affidato ad “esperti” l’incarico di stabilire (arbitrariamente!) la non coincidenza tra concepimento e gravidanza, negando la realtà, in modo che si possa parlare di aborto solo a partire dall’annidamento e non dal concepimento. Il fine è quello di potere disporre a piacimento, impunemente, della vita umana compresa nei giorni tra il concepimento e l’annidamento. Sancito questo, tutto è arrivato di conseguenza, con anestesia delle coscienze.
L’immissione in commercio e l’utilizzo di prodotti oggettivamente abortivi (nel significato vero del termine) facendoli passare per contraccettivi è conseguenza di quella aberrazione scientifica, ormai accettata, coscientemente o per ignoranza, da molti.

A.I.F.A.

Sul sito dell’AIFA ( Agenzia Italiana del Farmaco) la definizione di farmaco è quella oggettivamente ragionevole : Ogni sostanza o associazione di sostanze aventi capacità e fine di curare o prevenire le malattie.
I responsabili dell’AIFA dovrebbero però allora spiegarci come abbiano potuto permettere l’entrata in commercio con la qualifica di “farmaco” di prodotti che nulla curano e nulla prevengono, a meno che non considerino il concepimento una malattia e siano convinti che l’uccisione della vita umana nei primi giorni dopo il concepimento possa in qualche caso ( soprattutto quando è fastidiosa per qualcuno) essere considerata un metodo di cura.
Inoltre sarebbe interessante sapere perché nei foglietti illustrativi dei cosiddetti “contraccettivi di emergenza” venga riportata solo una parte del meccanismo di azione e non si parli della possibile (da diversi scienziati verificata) capacità di impedire l’annidamento del concepito nella mucosa uterina e perché vengano minimizzati gli effetti collaterali di tali prodotti, mentre per tutti gli altri farmaci è stata applicata al riguardo, giustamente, una notevole e ben diversa severità. Perché in questo caso la ragione e l’oggettività scientifica sono state messe da parte?

“Contraccettivi di emergenza”

Pillole del giorno dopo, dei 5 giorni dopo: chiamarle “contraccettivi di emergenza” è grottesco, visto che vengono usate solo nel caso in cui ci sia il timore che sia iniziata una nuova vita umana, non certo come anticoncezionali. Senza addentrarci sulla capacità effettiva di uccidere che hanno quelle pillole ( che è comunque grande) è sufficiente il fine per cui vengono usate per avvertire l’orrore di prestare la propria professionalità per il comodo di qualcuno che vuole eliminare una eventuale vita umana che gli da fastidio.
Il farmacista quindi, in modo paradossale, è costretto a decidere se obbedire a leggi che intendono obbligarlo a vendere i prodotti in questione o rispettare il giuramento che ha fatto e il codice deontologico; deve decidere se fare o no riferimento alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo (1948) e se rispettare o no la Costituzione della Repubblica Italiana, che a quei diritti si riferisce.
Senza ricetta!
Una legislazione che impone l’obbligo di ricetta persino per alcune creme e alcuni antiacidi per uso orale ha invece deciso, recentemente, di rendere libero per le donne maggiorenni l’accesso alla “pillola del giorno dopo” e a quella dei “5 giorni dopo”: considerati gli effetti di tali prodotti , farli entrare tra i farmaci SOP ( senza obbligo di ricetta medica) è oggettivamente un obbrobrio sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista etico.
Pillole del giorno dopo, pillole dei 5 giorni dopo, spirali: hanno la capacità di uccidere l’essere umano, il concepito, nei giorni che vanno dal concepimento all’annidamento nell’endometrio uterino e per tale motivo vengono usate, non certo come contraccettivi.
Le pillole estroprogestiniche (“anticoncezionali”) hanno invece come effetto principale quello antiovulatorio ( contraccettivo), ma non sempre il blocco dell’ovulazione avviene: in tal caso l’embrione non riesce ad annidarsi nell’endometrio uterino reso inospitale dalla componente progestinica e muore.

Conclusione: il ruolo del farmacista

Compito del farmacista è agire in ogni momento con scienza e coscienza, rispettando il giuramento che ha fatto e il codice deontologico. Fondamentale è informare correttamente chi a lui si rivolge, in modo particolare le donne su tutto ciò che riguarda i prodotti di cui abbiamo parlato, sia dal punto di vista scientifico che etico.
Se necessario, è bene anche informare i colleghi operatori sanitari (che eventualmente non ne fossero a conoscenza) circa le mistificazioni antiscientifiche che le autorità che governano la sanità mondiale hanno sancito da anni, con disinteresse nei confronti della salute fisica e mentale delle donne e totale non considerazione della salute dell’embrione. Occorre ricordare sempre a tutti che la persona umana ha una dignità intrinseca, dal concepimento alla morte.
Il farmacista che non intende collaborare all’uccisione dell’embrione, appellandosi alla propria coscienza e all’art.2 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo ( che afferma che nessuna persona può essere obbligata a uccidere o a collaborare a farlo) agirà di conseguenza.
Non si limiterà a questo: informerà le donne che, per il controllo delle nascite, esistono mezzi non cruenti, i “metodi naturali”, non dannosi per madre e figlio; nel caso di una gravidanza che preoccupa, le indirizzerà a uno dei CAV (Centri di Aiuto alla Vita) , dove potranno trovare aiuto, anche economico (Progetto Gemma e altre possibilità).

Ella One: approfondimenti

La dottoressa Anna Fusina, ha elaborato una bella e documentata riflessine  a conclusione del Corso di perfezionamento in Bioetica presso l’Università degli Studi di Padova.

In questo interessante lavoro, dal titolo La “pillola dei 5 giorni dopo. Aspetti scientifici, giuridici ed etici ha sviluppato questa linea di riflessione: “Negli anni ’60  le potenti associazioni abortiste statunitensi compresero la necessità, per portare avanti la loro battaglia, di fare in modo che la parola «concepimento» non esprimesse più l’unione di spermatozoo ed ovulo bensì il momento dell’impianto in utero dell’embrione: «Se si scopre che questi dispositivi intrauterini agiscono come abortivi, non solo avremo contro la Chiesa cattolica ma pure le Chiese protestanti», affermava nel 1962 Mary Calderone (1904 – 1998), allora direttore medico di Planned Parenthood, riferendosi alla spirale.

Conseguenti a questa scelta strategica furono tutta una serie di pressioni che nel 1965, portarono l’ACOG – acronimo che sta perAmerican College of Obstetricians and Gynecologists -, cioè la maggiore organizzazione di ginecologi degli Stati Uniti, a pubblicare il suo primoTerminology Bulletin con l’introduzione, per la prima volta, della trasformazione semantica: «concepimento», per la prima volta, stava per avvenuto impianto dell’ovulo fecondato nell’utero materno [2].

Quella manipolazione, come si usa dire, “fece scuola”. Alcuni anni dopo infatti, precisamente dal 1985, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità si appiattì sull’interpretazione messa a punto due decenni prima dalle lobby abortiste giungendo a riconoscere la gravidanza solo a partire dall’avvenuto impianto dell’embrione nell’utero [3]. Una manipolazione della realtà in piena regola, dato che testi di embriologia cronologicamente successivi ed utilizzati nell’insegnamento universitario riportano il concepimento quale momento della fecondazione, dell’unione di spermatozoo ed ovulo che determina la formazione dello zigote [3].

Fatta questa piccola ma significativa parentesi storica, torniamo su ellaOne®: nel suo foglietto illustrativo è testualmente scritto che «agisce modificando l’attività dell’ormone naturale progesterone» e che «si ritiene […] agisca bloccando l’ovulazione». Ora, non ci vuole molto per accorgersi di quel singolare «si ritiene»: come mai? Non c’è forse la certezza che ellaOne® agisca esclusivamente «bloccando l’ovulazione»? Quali altri effetti potrebbe avere esattamente questo presunto contraccettivo «d’emergenza»? Una risposta ci giunge da uno studio curato dai ricercatori Mozzanega e Cosmi [4] che parte da un fatto: il solo studio che valuta l’efficacia di ulipristal sull’ovulazione è stato condotto su un piccolo campione, di appena 34 donne.

E pur sulla base di quest’unico studio è possibile constatare come, a proposito di ellaOne®, «solo il trattamento all’inizio del periodo fertile sembra realmente ritardare l’ovulazione. In questo caso, però, un rapporto risalente da 1 a 5 giorni prima sarebbe avvenuto in un periodo del ciclo verosimilmente non ancora fertile e quindi il farmaco verrebbe assunto inutilmente. Quando invece ulipristal viene assunto nei successivi giorni fertili, i tre o quattro giorni che precedono l’ovulazione, la maggioranza delle donne ovula regolarmente ed evidentemente può concepire; l’endometrio, invece, risulterà gravemente compromesso e sarà del tutto inadeguato all’impianto» [5].

Questo significa che le donne che assumono la “pillola dei 5 giorni dopo” dopo un rapporto sessuale avvenuto nel periodo fertile del ciclo mestruale, nella maggior parte dei casi,  ovulano e possono concepire anche se l’endometrio è irrimediabilmente compromesso, indipendentemente dal momento in cui il presunto contraccettivo  viene assunto. Concludono Mozzanega e Cosmi: «Se immaginiamo un rapporto il giorno prima dell’ovulazione, con il concepimento entro le successive 24 ore (e quindi 48 ore dopo quel rapporto sessuale), come potrà invocarsi un’azione anti-ovulatoria e anti-concezionale per un farmaco assunto fino a cinque giorni da quel rapporto, e quindi tre giorni dopo il concepimento stesso? Si avrà esclusivamente un’azione anti-annidamento» [6]. Da un contraccettivo con possibili effetti abortivi si passa quindi –  sempre che vi sia stato concepimento, ovviamente – ad un vero e proprio abortivo”.

Bene fa quindi la dottoressa Fusina, al termine del suo pregevole lavoro – dove sono contenute le maggior parte delle citazioni qui riportate e dove, naturalmente, c’è anche molto altro – ad osservare che «la presentazione di questo farmaco come “contraccettivo”, termine correntemente usato per indicare la prevenzione del concepimento (inteso come fecondazione) è ingannevole: potrebbe indurre infatti ad utilizzarlo persone che non lo farebbero mai, se solo ne conoscessero il meccanismo d’azione antinidatorio» [7][8]. Morale: presentare ellaOne® esclusivamente come un contraccettivo significa dire mezza verità e quindi mentire circa la sua natura antiprogestinica, volta cioè a bloccare l’ormone – il progesterone, appunto – fondamentale per l’annidamento embrionale nella mucosa uterina [9]. Mentire, una vera e propria specialità per quanti, ieri come oggi, si battono contro il diritto alla vita servendosi di bugie che, a forza di esser raccontante, a volte vengono purtroppo prese per verità.

[1] Così Wikipedia alla voce «Ulipristal acetato»; [2] Cfr. American College of Obstetrics and Gynecology (ACOG). Terminology Bulletin, “Terms Used in Reference to the Fetus.” Chicago: ACOG, 1965; [3] Cfr. Sgreccia E. Manuale di bioetica, Vita&Pensiero, Milano 2007, p. 611; [3] In proposito, i testi ricordati dalla dottoressa Fusina sono i seguenti: Keith Moore and T.V.N. Persaud,Before We Are Born: Essentials of Embryology and Birth Defects 5th ed. (Philadelphia: W.B. Saunders Company), 1998, p. 36; Keith L. Moore, T.V.N. Persaud, The Developing Human: Clinically Oriented Embriology (Philadelphia: Saunders) 1998, p. 2-18; G. Goglia, Embriologia umana, Piccin Nuova Libraria, Padova, 1997, Cap.1; Thomas W. Sadler, Embriologia medica di Langman ( ed. it. a cura di De Caro R. – Galli S.), Elsevier Masson srl, Milano 2009, p. 11; [4] Cfr. Mozzanega B. – Cosmi E. (2011) Considerazioni su ellaOne® (ulipristal acetato) «Italian Journal of Obstetrics»; 2/3:107-112; [5] Ibidem; [6] Ibidem; [7] Fusina A. La “pillola dei 5 giorni dopo. Aspetti scientifici, giuridici ed etici. Corso di perfezionamento in Bioetica – Dipartimento Fisspa, Sezione di Filosofia, Università degli Studi di Padova, A.A. 2011/2012, p. 24; [8]  L’idea che presentare ellaOne® come contraccettivo possa indurre ad assumerla «persone che non lo farebbero mai, se solo ne conoscessero il meccanismo d’azione antinidatorio» appare suffragata dall’esito di un sondaggio condotto in Spagna nel 2007, che ha messo in luce come quasi il 40% (il 39,4%) del campione «rifiuterebbe l’impiego di un anticoncezionale sapendo che questo potrebbe agire anche come abortivo». de Irala J. – del Burgo C.L. – de Fez C. ML. – Arredondo J. – Mikolajczyk R.T. – Stanford J.B. (2007) Women’s attitudes towards mechanisms of action of family planning methods: survey in primary health centres in Pamplona, Spain. «BMC Womens Health» ;7:10. doi:10.1186/1472-6874-7-10 [9] Cfr. Carbone G. M. L’embrione umano: qualcosa o qualcuno?, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2005, p. 36.

 

La pillola del giorno dopo può causare aborto

Dalla Spagna un’altra conferma.
di Anna Fusina

Uno studio condotto da un gruppo di scienziati spagnoli guidati dal Dr. Emilio Jesús Alegre del Rey e  pubblicato dall’European Journal of Clinical Pharmacy ribadisce il potenziale effetto abortivo del Levonorgestrel, la pillola del giorno dopo.
Il Dr. Alegre del Rey è  farmacista  presso il Dipartimento di Farmacia all’Universitary  Hospital   di Puerto Real (Cadice) ed effettua studi da vari anni sulla cosiddetta “contraccezione d’emergenza”.

Dr. Alegre del Rey, quando inizia la vita?
Inizia al concepimento, quando lo spermatozoo e l’ovulo formano lo zigote. Questa è una osservazione scientifica.

Ci viene detto che la gravidanza inizia con l’impianto dell’embrione in utero. Si manipola la lingua  per nascondere la realtà?
Sì. Per esempio, è stato ripetuto fino alla nausea che la pillola del giorno dopo non è abortiva. Per affermare questo, si è ipotizzato che l’aborto ponga  fine alla gravidanza e che quest’ultima inizi al momento dell’impianto dell’embrione in utero. Ma questo è un gioco di parole, che cancella la realtà.
In primo luogo, non è che la gravidanza inizi al momento dell’impianto, è che è a partire da lì che é possibile rilevarla. Ma in secondo luogo, e cosa ancora più importante, ciò che è eticamente rilevante non è la fine della gravidanza, ma la fine della vita di un essere umano. Pertanto, ciò che conta non è quando vogliamo dire che inizia la gravidanza, ma quando inizia la vita. La manipolazione del linguaggio ha un sacco di “magia”: distoglie l’attenzione dagli ascoltatori allo scopo che essi non guardino al punto chiave della questione.
Tertulliano, già nel III secolo, ha detto: “Homo est qui futurus est” (se in futuro sarà umano, già lo è). Curiosamente, è interessante notare che questa osservazione semplice e saggia è anche un principio fondamentale della embriologia del XXI secolo.

Il Levonorgestrel, la cosiddetta “pillola del giorno dopo” riduce le gravidanze di oltre l’80% quando assunto entro tre giorni dal rapporto sessuale? Quali sono le conclusioni del vostro studio?
Il nostro studio si concentra sul meccanismo d’azione del levonorgestrel, la cosiddetta “pillola del giorno dopo”. Abbiamo confrontato i dati provenienti da diversi studi che sono stati pubblicati, applicando ad essi un’analisi quantitativa. Il risultato mostra che nella metà dei casi in cui le gravidanze erano state impedite assumendo il levonorgestrel, c’era stata stata la fecondazione, è stato concepito un embrione, ma il carico ormonale della pillola ha impedito all’embrione di continuare il suo processo di sviluppo, la sua vita.
La pillola del giorno dopo è catalogata come mezzo di contraccezione di emergenza. Questo è quello che ci dicono i media e la versione scientifica “ufficiale”…
Non c’è un vera “ufficiale” versione scientifica, ma diverse pubblicazioni sull’argomento. Nella scheda tecnica originale del  levonorgestrel, all’inizio era stato riconosciuto a quest’ultimo anche l’effetto di impedire l’impianto. Due lavori scientifici puntavano nella stessa direzione (Fertil Steril. 2007 Sep;88(3):565-71. Epub 2007 Feb 22; Ann Pharmacother. 2002 Mar;36(3):465-70).  Poi è stata diffusa una nuova versione del produttore e della FIGO (Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia), che non è indipendente.
Quest’ultima posizione, che ha negato l’effetto abortivo,  si è basata su dati relativi agli studi su animali, il cui ciclo ormonale non ha nulla a che fare con quello della donna, e su uno studio su  donne con nessuna validità statistica.
Abbiamo dimostrato che, con le evidenze attuali, nessuno può seguitare a negare l’effetto contragestativo, abortivo di questa pillola.
Un contraccettivo è un prodotto che impedisce il concepimento. Nel caso del levonorgestrel, è vero, ma è solo una mezza verità, letteralmente. Per l’altra metà il  suo effetto viene esercitato impedendo ad un embrione esistente di continuare il suo sviluppo e la vita. Noi chiamiamo questo effetto  “contragestativo”,  una parola che poche persone conoscono.

Dunque assumendo il levonorgestrel si possono verificare aborti embrionali. Perché i media non ci dicono nulla su questo?
La disinformazione crea un falso senso di sicurezza. Si omettono informazioni-chiave per le utenti, che hanno il diritto di conoscere il potenziale effetto abortivo di questa pillola.
Il motivo per cui non venga fatta questa informazione penso sia in parte commerciale ed in parte  ideologico. Si presume che le donne non abbiano bisogno di sapere, che a loro non importi sapere. Tuttavia, in uno studio effettuato su donne spagnole (dell’équipe di Jokin de Irala), è stato loro chiesto se avrebbero assunto quel prodotto sapendo che esso era abortivo. La maggior parte delle donne ha detto di no. Le donne che inconsapevolmente prendono quel prodotto e scoprono poi che si tratta di un abortivo, possono sentirsi ingannate e caricate ingiustamente di questo problema nella loro coscienza.
Quando la pillola è stata messa in commercio c’è stato un notevole rifiuto verso di essa; la scheda tecnica del levonorgestrel  non ometteva il possibile effetto anti-annidamento, quindi abortivo. Così il prodotto ha avuto molte difficoltà ad essere diffuso, ed anche  ad essere  approvato nei paesi che proteggono la vita umana dal suo inizio, come l’America Latina. I produttori quindi hanno usato poi la strategia di negarne l’effetto abortivo, e fu modificata quindi la scheda tecnica del levonorgestrel.
Ora, anche i produttori  di un altro “contraccettivo d’emergenza”, l’ulipristal acetato (EllaOne, la cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo”) sembrano aver imparato la lezione, e negano che esso abbia un possibile effetto abortivo. Tuttavia, è evidente che esso lo abbia, impedendo  la gravidanza anche se preso cinque giorni dopo il rapporto. C’è bisogno solo di  un po’ di buon senso per rendersi conto che non è credibile che abbia solamente un effetto contraccettivo…

Anche per il personale sanitario è necessaria una accurata e completa informazione su queste pillole…
Certo. Per prendere qualsiasi decisione etica, sia individuale che collettiva, è prima essenziale  avere le migliori informazioni scientifiche sul problema, senza pregiudizi di alcun genere. Il personale sanitario ne ha bisogno per due motivi: per informare correttamente gli utenti e per  prendere le proprie decisioni etiche, e, se necessario, fare obiezione di coscienza.
Di questo era ben consapevole il genetista francese Jerome Lejeune: una buona etica parte dalla migliore informazione scientifica disponibile. Questa è la ragione del nostro lavoro. Dobbiamo fare in modo che questa informazione sia libera da condizionamenti commerciali, ideologici o da altri tipi di condizionamenti, né in un senso né nell’altro.
Nel nostro team collaborano ricercatori con diversi punti di vista, ma tutti cerchiamo di dimostrare la realtà, con il metodo scientifico.

La pillola del giorno dopo è utilizzata principalmente da adolescenti, anche più volte. Quali ne sono le conseguenze ed i rischi?
Gli studi clinici su questa pillola non li ha fatti l’industria farmaceutica, ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con il denaro pubblico. Si pensò che potesse essere usata abitualmente, ma gli studi di sicurezza con somministrazioni ripetute sono stati disastrosi: frequenti gravi disturbi mestruali, mal di testa, problemi vascolari … logico, perché per ottenere l’effetto suddetto con una singola dose, queste pillole contengono una quantità di ormone 10-20 volte superiore alla normale pillola contraccettiva quotidiana.
Così la pillola del giorno dopo è stata lasciata per somministrazioni eccezionali.
Chiunque utilizza ripetutamente questa pillola si espone ad un serio rischio.
Purtroppo in alcuni Paesi questo prodotto è stato approvato anche senza l’obbligo di prescrizione medica.
Volevo anche rilevare come l’uso esteso della pillola del giorno dopo non riduce le gravidanze indesiderate o gli aborti in termini reali. E ‘qualcosa che è stato dimostrato in numerosi studi in diversi paesi, con la massima evidenza.

La pubblicazione del vostro studio è stata respinta da diverse riviste scientifiche ….
I primi due rifiuti ci hanno stimolati a migliorare l’articolo, la forma di esposizione dei risultati. Ma siamo rimasti un po’ sorpresi che uno studio sullo stesso argomento, con le conclusioni contrarie, ma senza l’analisi statistica di base, fosse stato pubblicato senza problemi.
Abbiamo parlato con altri gruppi di ricerca che hanno avuto complicazioni come le nostre quando le conclusioni del loro studio non erano “politicamente corrette”.
In realtà, ci sono state difficoltà in tutte le epoche. Tuttavia, questa è scienza, e per fortuna ci sono riviste che esaminano solo la qualità scientifica di ciò che viene loro inviato. Infatti, di recente ci è stata accettata la stessa nostra interpretazione in un’altra rivista.
Non si può coprire il sole con un dito.

Fonte: http://vitanascente.blogspot.it/

I FARMACISTI CATTOLICI DI FRONTE ALLA CONTRACCEZIONE DI EMERGENZA

In merito alla contraccezione di emergenza con i farmaci Norlevo (levonorgestrel 1500 mg),  e Ellaone (ulipristal 30 mg)  i farmacisti cattolici ritengono di dover fornire delle precisazioni riguardo alla posizione ufficiale dei farmacisti cattolici in questa spinosa materia etica.

Per la vendita di Norlevo e Ellaone i cosiddetti contraccettivi di emergenza si possono rilevare due visioni culturali che stanno alla base.

La visione culturale che ha portato alla commercializzazione e al declassamento prescrittivo delle due pillole si fonda su una visione pragmatica e progressista che, fin dopo il Raporto Warnock del 1984, condivisa anche da OMS,  sostiene che la vita umana incominci solo dopo l’annidamento della blastocisti in utero. Tale visione è stata costruita a tavolino senza avere un riscontro scientifico arbitrariamente, ma per poter consentire le manipolazioni nelle prime fasi della vita umana compresa  l’eliminazione degli embrioni in questo primo periodo. Pertanto i meccanismi intecettivi e antinidatori delle pillole ormonali sono considerati secondo questa visione contraccettivi che non porrebbero problemi etici alla loro vendita e commercializzazione, considerata invece un traguardo e un progresso per le donne.

La visione culturale di tipo personalistico sostenuta dai cristiani e da molti laici si fonda invece sulla convinzione supportata anche dalla scienza biologica e medica che la vita umana incomincia fin dal primo momento della formazione dello zigote umano, che poi diventa blastocisti e poi piccolo embrione che si annida in utero al 14 mo giorno e si sviluppa come feto fino alla nascita di un bambino. Per la visione della Chiesa cattolica possiamo parlare già di bambino fin dal concepimento. Gli scienziati che si ispirano a tale visione personalistica sono concordi nell’affermare la dignità della vita umana dal concepimento, da difendere e proteggere come vita umana. Dall’esame della letteratura scientifica  riguardo a Norlevo e Ellaone, si evince che c’è anche un meccanismo di azione postconcezionale intercettivo e/o antinidatorio della blastocisti e ciò significa un meccanismo abortivo (si rimanda alla documentazione fornita alla fine del comunicato).

Alla luce di tale visione culturale e sulla base dei dati scientifici tutti i farmacisti cattolici e non hanno il dovere di opporsi alla vendita di Norlevo e Ellaone che vengono dichiarati contraccettivi di emergenza, ma invece svolgono anche un azione abortiva.

Il Magistero della Chiesa si è sempre espresso per l’esercizio dell’Obiezione di Coscienza da parte del farmacista (si vedano gli interventi degli ultimi Papi al riguardo e al pronunciamento della Congregazione della Dottrina della fede fatta al riguardo dal Cardinale Levada: riferimenti alla fine del comunicato).

Dunque, essendo sia Norlevo che Ellaone dei potenziali abortivi cambia anche la normativa di riferimento a cui ci si può riferire:

Art 2 della Costituzione che consente l’Obiezione di Coscienza nel caso di attentato alla vita umana.

Art 9 della legge 194/78 che permette ai medici e al personale sanitario di esercitare l’Obiezione di Coscienza per ragioni culturali e religiose in merito ad aborto.

Ci sono stati farmacisti obiettori denunciati e ci sono stati i primi risultati giuridici a noi favorevoli.

Siamo consapevoli delle difficoltà a cui i farmacisti obiettori vanno incontro nell’esercizio del loro diritto ad obiettare, ma occorre che essi siano coerenti nell’esercizio della professione astenendosi dal collaborare con la possibile soppressione di un essere umano appena concepito.

Il farmacista cattolico deve fare tutto il possibile per non collaborare con la distribuzione di tali pillole potenzialmente abortive. Altresì il farmacista cattolico deve espletare la sua funzione di operatore sanitario informando il cliente degli effetti collaterali e del meccanismo intercettivo e antinidatorio poichè non riportato nel foglio illustrativo di Norlevo e Ellaone, sopperendo a questa grave lacuna.

Inoltre il farmacista cattolico deve impegnarsi a sostenere e a promuovere la vita umana anche attraverso iniziative quali la collaborazione con i centri di aiuto alla vita e con i consultori di ispirazione cristiana, con l’aggiornamento professionale sui metodi naturali Billings e sintotermico…

Con l’eliminazione dal foglio illustrativo di tali farmaci del loro possibile effetto abortivo si è venuta a creare una situazione di grave disinformazione della donna su un argomento di vitale importanza: ingannare la donna dicendo che è stata posticipata l’ovulazione, mentre con elevata probabilità abbiamo intercettato e eliminato un essere umano è molto sbagliato..

E’ necessario fare sistema  cioè “fare testuggine” tutti uniti e insieme credenti e laici per portare avanti:

– la modifica del foglio illustrativo con l’introduzione dei possibili rischi per la vita del concepito

– un vero riconoscimento del diritto di esercitare l’obiezione di coscienza in farmacia nel rispetto della legge.

Siamo convinti che comprendere e appoggiare le ragioni dell’obiezione di coscienza del farmacista possa avere un riflesso positivo a beneficio di tutta la categoria, in quanto viene valorizzata la professionalità del farmacista che lavora in piena coscienza e responsabilità.

Dott Piero Uroda Presidente ucfi Italia e Dott Maria Teresa Riccaboni consigliera ucfi Italia
Hanno collaborato anche Don prof Roberto Valeri assistente ucfi Milano, Dott Giorgio Falcon Vice Presidente ucfi italiae Dott Fausto Roncaglia Vice Presidente ucfi Italia

 

Riferimenti del magistero della chiesa in merito a Obiezione di coscienza:

– Discorso di Mons. Crociata ai farmacisti cattolici a Roma del 23.10.2009 pubblicato su Avvenire

– Discorso di Papa Benedetto XVI trasmesso ai farmacisti cattolici internazionali a Potznam il 29.10.2007

– Atti del congresso sull’obiezione di coscienza Roma 10/2009 sul sito www.farmacisticattolici.it

– Dichiarazione della congregazione per la dottrina della fede del 08.09.2008 firma del Cardinale Levada commentata da Don Roberto Valeri in articolo dal titolo “Brevi riflessioni sulla probabile decisione AIFA in merito a Pillola del giorno dopo o dei giorni dopo”visionabile su sito www.farmacisticattolici.it

– Dignitas Personae nn 4-5: documento della congregazione dottrina della fede che valorizza l’embrione ultimo in ordine di tempo, nel quale sono citati tutti i riferimenti precedenti.

 

Riferimenti su obiezione di coscienza del farmacista nel comitato di Bioetica nazionale:

Parere del Comitato di Bioetica del 25.02.2011

 

Riferimenti per il meccanismo antinidatorio di Norlevo e Ellaone:

– Parere del Consiglio Superiore di Sanità del 10 marzo 2015

– Newsletter Scienza & Vita n. 32 gennaio 2010 www.scienzaevita.it

– Lucio Romano Biofiles n. 6 Scienza & Vita 17/06/2011

– Sito www.sipre.eu

– Pubblicazioni del prof Bruno Mozzanega ed in particolare It. J. Gynaecol. Obstet. 2011,23: n. 2/3: 107-112

– Position Paper del prof Bruno Mozzanega sul sito www.farmacisticattolici.it

Brevi riflessioni sulla probabile decisione di AIFA in merito alla “pillola del giorno dopo” o dei “giorni dopo”

Ciascuno di noi conosce, a livello di ragione illuminato dalla fede, che l’uomo è irriducibile alla parte materiale. La ragione stessa mostra la pertinenza del termine “persona” nella quale riconosciamo il significato più vero e profondo con il quale pronunciare l’irriducibilità dell’uomo ad aspetti meramente materialistici.

Da Aristotele a S.Tommaso, da Pascal a Maritain fino ai nostri giorni l’uomo ha ricercato una completezza di definizione del “se” che a ben vedere in Cristo trova la sua espressione più vera e alta. Come ebbe modo di offrire la riflessione Conciliare “in Cristo si svela il mistero dell’uomo” (Gaudium et Spes, 22) veramente sentiamo che la ragione, che ogni definizione tentata sul mistero dell’uomo viene approfondita e dilatata dal riferimento a Cristo che la nostra fede ci permette di comprenderlo come vero Dio ma anche come vero Uomo. Egli è veramente quello che la ragione ha indagato e cercato.

Mi piace allora ricordare qui la definizione che la bella e provvidenziale Dichiarazione della Dottrina della Fede, dell’8 settembre 2008 a firma del Cardinale Levada, a cui ogni cristiano è chiamato a tenere in considerazione in campo etico o più diffusamente morale: essa ci richiama al metodo con cui offrire il nostro contributo di cristiani e credenti e vale la pena di ricordarcelo attraverso la rilettura di alcuni numeri della Dichiarazione:

  1. Negli ultimi decenni le scienze mediche hanno sviluppato in modo considerevole le loro conoscenze sulla vita umana negli stadi iniziali della sua esistenza. Esse sono giunte a conoscere meglio le strutture biologiche dell’uomo e il processo della sua generazione. Questi sviluppi sono certamente positivi e meritano di essere sostenuti, quando servono a superare o a correggere patologie e concorrono a ristabilire il normale svolgimento dei processi generativi. Essi sono invece negativi, e pertanto non si possono condividere, quando implicano la soppressione di esseri umani o usano mezzi che ledono la dignità della persona oppure sono adottati per finalità contrarie al bene integrale dell’uomo.

Il corpo di un essere umano, fin dai suoi primi stadi di esistenza, non è mai riducibile all’insieme delle sue cellule. Il corpo embrionale si sviluppa progressivamente secondo un “programma” ben definito e con un proprio fine che si manifesta con la nascita di ogni bambino.

Giova qui richiamare il criterio etico fondamentale espresso nell’Istruzione Donum vitae per valutare tutte le questioni morali che si pongono in relazione agli interventi sull’embrione umano: «Il frutto della generazione umana dal primo momento della sua esistenza, e cioè a partire dal costituirsi dello zigote, esige il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all’essere umano nella sua totalità corporale e spirituale. L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita».

  1. 5. Quest’affermazione di carattere etico, riconoscibile come vera e conforme alla legge morale naturale dalla stessa ragione, dovrebbe essere alla base di ogni ordinamento giuridico. Essa suppone, infatti, una verità di carattere ontologico, in forza di quanto la suddetta Istruzione ha evidenziato, a partire da solide conoscenze scientifiche, circa la continuità dello sviluppo dell’essere umano.

Se l’Istruzione Donum vitae non ha definito che l’embrione è persona, per non impegnarsi espressamente su un’affermazione d’indole filosofica, ha rilevato tuttavia che esiste un nesso intrinseco tra la dimensione ontologica e il valore specifico di ogni essere umano. Anche se la presenza di un’anima spirituale non può essere rilevata dall’osservazione di nessun dato sperimentale, sono le stesse conclusioni della scienza sull’embrione umano a fornire «un’indicazione preziosa per discernere razionalmente una presenza personale fin da questo primo comparire di una vita umana: come un individuo umano non sarebbe una persona umana?». La realtà dell’essere umano, infatti, per tutto il corso della sua vita, prima e dopo la nascita, non consente di affermare né un cambiamento di natura né una gradualità di valore morale, poiché possiede una piena qualificazione antropologica ed etica. L’embrione umano, quindi, ha fin dall’inizio la dignità propria della persona.

E poi ancora in modo più specifico:

  1. 23. Accanto ai mezzi contraccettivi propriamente detti, che impediscono il concepimento a seguito di un atto sessuale, esistono altri mezzi tecnici che agiscono dopo la fecondazione, quando l’embrione è già costituito, prima o dopo l’impianto in utero. Queste tecniche sono intercettive, se intercettano l’embrione prima del suo impianto nell’utero materno, e contragestative, se provocano l’eliminazione dell’embrione appena impiantato.

Per favorire la diffusione dei mezzi intercettivi, si afferma talvolta che il loro meccanismo di azione non sarebbe sufficientemente conosciuto. È vero che non sempre si dispone di una conoscenza completa del meccanismo di azione dei diversi farmaci usati, ma gli studi sperimentali dimostrano che l’effetto di impedire l’impianto è certamente presente, anche se questo non significa che gli intercettivi provochino un aborto ogni volta che vengono assunti, anche perché non sempre dopo il rapporto sessuale avviene la fecondazione. Si deve notare, tuttavia, che in colui che vuol impedire l’impianto di un embrione eventualmente concepito, e pertanto chiede o prescrive tali farmaci, l’intenzionalità abortiva è generalmente presente.

Quando si constata un ritardo mestruale, si ricorre talora alla contragestazione, che viene praticata abitualmente entro una o due settimane dopo la constatazione del ritardo. Lo scopo dichiarato è quello di far ricomparire la mestruazione, ma in realtà si tratta dell’aborto di un embrione appena annidato.

Come si sa, l’aborto «è l’uccisione deliberata e diretta, comunque venga attuata, di un essere umano nella fase iniziale della sua esistenza, compresa tra il concepimento e la nascita. Pertanto l’uso dei mezzi di intercezione e di contragestazione rientra nel peccato di aborto ed è gravemente immorale. Inoltre, qualora si raggiunga la certezza di aver realizzato l’aborto, secondo il diritto canonico, vi sono delle gravi conseguenze penali

Certamente come credenti siamo richiamati a vigilare e a prendere posizione con il coraggio e l’audacia di coloro che vogliono con tutti i modi possibili rendere ragione della speranza che ci è stata donata (1Pt 3,15)

 

Don Roberto dr. Valeri (assistente UCFI Milano)

ELLAONE E NORLEVO SONO PILLOLE ABORTIVE E SI POSSONO OBIETTARE

COMUNICATO DELLA PRESIDENZA NAZIONALE DEI FARMACISTI CATTOLICI

A seguito degli ultimi avvenimenti che hanno declassato la pillola del quinto giorno (Ellaone) da farmaco con ricetta non ripetibile (RNR) a farmaco non soggetto a ricetta medica (SOP) per le donne di età superiore a anni 18, si rende nota  la posizione della Presidenza Nazionale dell’UCFI (Farmacisti Cattolici) per fornire una interpretazione corretta e per dare la possibilità ai colleghi di riflettere sull’argomento.

I farmacisti cattolici contestano il meccanismo d’azione di ulipristal riportato nel foglio illustrativo del prodotto e cioè che inibisce o ritarda l’ovulazione, mentre non funziona se l’ovulazione si è già verificata. I Farmacisti Cattolici a fronte della documentazione scientifica esaminata da alcuni ginecologi sono convinti che ulipristal funzioni anche e soprattutto con meccanismo intercettivo nei confronti dell’embrione nelle sue primissime fasi fino ad impedirne l’annidamento in utero, meccanismo ascrivibile ad effetto chiaramente abortivo. Per verificare la parte scientifica si consiglia di visitare il sito www.sipre.eu del dott Mozzanega e di leggere gli articoli con le diapositive.

Poichè ulipristal è quindi certamente anche un potenziale abortivo la Presidenza Nazionale dei Farmacisti Cattolici ha deciso di non vendere il prodotto per non collaborare con un atto moralmente grave quale è quello di sopprimere una vita umana nelle prime fasi dopo il concepimento, ai sensi dell’articolo 9 della legge 194 del 78 e ai sensi della costituzione italiana (art 2 e 3) . Infatti la responsabilità morale dell’aborto ricade anche su coloro che collaborano e quindi c’è un problema di coscienza e la legge salvaguarda questo foro interno dando la possibilità di appellarsi alla clausola di coscienza.

Anche nel caso in cui non si sia del tutto convinti dell’effetto abortivo del farmaco, tuttavia in virtù di un ragionevole dubbio che possa esserci tale effetto, deve essere consentita la clausola di coscienza ai professionisti delle arti sanitarie per il principio di precauzione.

C’è già una legge specifica che dà la possibilità di non vendere la pillola potenzialmente abortiva del tutto legittimamente.

PRESIDENZA NAZIONALE UNIONE CATTOLICA FARMACISTI ITALIANI
DOTT PIERO URODA