Comunicato UCFI sull’ RU486 pubblicato su ” La Libertà” di Reggio E.

In analogia ad un recente comunicato della sezione di Reggio Emilia dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, desidero aggiungere anche a nome dell’Unione Cattolica Farmacisti Italiani alcune brevi considerazioni di carattere tecnico-scientifico con particolare riguardo a commenti seguiti al comunicato del Vescovo S.E. Mons. Massimo Camisasca sull’utilizzo della RU486.

Vorrei innanzitutto ricordare che la legge 194 che ha introdotto in Italia l’interruzione volontaria di gravidanza – e della quale ciò che si riferisce alla RU486 è stato valutato essere un’estensione – prevede all’articolo 9 il diritto all’obiezione di coscienza. Dunque è lecito e tutelato il dissentire dalla pratica abortiva senza essere tacciati di alcunché: chi difende la 194 deve saper difendere anche questa parte della legge, altrimenti ne travisa i fondamenti.
Nello specifico dell’RU486, cioè dell’aborto farmacologico che si è recentemente deciso di estendere in day hospital, vorrei indurre una riflessione su un suo aspetto peculiare prima di considerarlo una moderna conquista: recentemente è stato rimosso il vincolo che imponeva il ricovero “dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’espulsione del prodotto del concepimento” e quindi questa procedura medica, distinta in più fasi, prevede d’ora in poi che la donna attenda a domicilio – non in anestesia e quindi perfettamente cosciente – per un numero imprecisato di ore, anche giorni, il distacco e l’espulsione di quella che – non dimentichiamolo – è la sua piccola creatura priva di vita, evento di cui lei stessa deve visivamente accertarsi per constatare l’esito finale della pratica. In questo lungo periodo di tempo non le è lasciata la possibilità di fermare il processo qualora avesse un ripensamento poiché, non essendo previsto dal protocollo, l’iter risulta inarrestabile. Inoltre, se insorgessero complicanze ( emorragie, infezioni… effetti che in alcuni casi sono risultati letali) dovrebbe attivarsi da casa per essere urgentemente trasportata in ospedale, con tutti i problemi connessi. C’è da chiedersi: ma è un vero progresso questo?
Infine, un pericolo nascosto : quando una donna decide di abortire esercita una libertà individuale che di fatto si contrappone ad un diritto – non riconosciuto – del concepito di nascere, e lo Stato in questo la supporta offrendole ora una nuova via in day hospital che può essere colta come una semplificazione, ma dobbiamo ricordare  che spesso le conseguenze psicologiche di tale decisione rimangono impresse in lei in qualche misura ( chi se ne occupa da “addetto ai lavori” può confermarlo). Per tutto ciò, è importante che emerga che non si può dare per scontato che con l’utilizzo di una pillola, il cui effetto si verifica a casa, piuttosto che con un intervento medicalmente assistito, diminuisca il potenziale impatto dell’aborto sulla donna.

Cristiana Bodria
Consigliere Nazionale  dell’Unione Cattolica Farmacisti Italiani

Contraccezione di Emergenze: si, no, perché

“Contraccezione d’emergenza. sì, no, perché”
numero di Giugno 2020 Bioetica News Torino

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I. Dispositivi e farmaci per la contraccezione d’emergenza: tipi e meccanismi d’azione. Parte II

di MARIANGELA PORTA

 

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Rosario del Papa per chiedere aiuto contro Covid, tra i 100 presenti anche un farmacista

Roma, 4 giugno – Tutti hanno ancora negli occhi e nel cuore l’immagine di Papa Francesco che, unica presenza umana in una Piazza San Pietro drammaticamente deserta e bagnata dalla pioggia (nella foto), pregava il Signore per ottenere l’aiuto necessario per superare l’epidemia di Covid: era il 27 marzo e la malattia infuriava nel nostro Paese, in quei giorni al centro della preoccupata attenzione del mondo intero, dove poi il coronavirus ha finito per dilagare contagiando quasi sei milioni di persone e provocando più di 360 mila morti.

A quell’immagine – che nessuno potrà mai cancellare dalla memoria – se ne affianca ora un’altra, quella dello stesso  Pontefice che,  davanti alla statua della Vergine Maria collocata nella Grotta di Lourdes dei Giardini Vaticani, rivolge un’analoga preghiera alla Madre di Gesù, colei alla quale i credenti ricorrono per chiedere  aiuto e protezione soprattutto quando l’ombra della morte e del dolore si allungano sull’umanità. Questa volta, però, il Papa non era più solo: accanto a lui c’erano infatti (nel pieno rispetto delle regole di distanziamento previste dall’emergenza) un centinaio di fedeli appositamente invitati per l’occasione, più le centinaia e centinaia di milioni che seguivano l’evento, trasmesso in mondovisione in ogni angolo del pianeta.

È accaduto il 30 maggio scorso, in occasione del Santo Rosario presieduto da Papa Francesco, uno speciale momento di preghiera mondiale promosso dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione in collegamento con i principali santuari mariani del mondo, tra i quali Lourdes, Fatima, San Giovanni Rotondo, Pompei e Częstochowa in Europa, l’Immaculate Conception di Washington negli USA,  i santuari  di Elele (Nigeria) e di Notre-Dame de la Paix (Costa d’Avorio) in Africa e quelli di Nostra Signora di Guadalupe (Messico), di Chiquinquira (Colombia), di Lujan e di Milagro (Argentina) nel Sud America, le cui immagini scorrevano su un maxischermo allestito vicino alla Grotta.

Le decine del rosario sono state affidate a uomini e donne che rappresentano le varie categorie colpite dal virus o impegnate ad arginarlo: un medico e un’infermiera, in rappresentanza del personale sanitario in prima linea nella lotta alla pandemia; una persona guarita dal Covid-19 e una che invece ha perduto uno stretto congiunto colpito dalla malattia; un farmacista e una giornalista, a rappresentare chi ha continuato a svolgere il suo prezioso servizio a favore degli altri senza mai fermarsi; un volontario della Protezione civile, testimonial del generoso e per fortuna vasto mondo del volontariato e, infine, una giovane coppia cui è nato un bambino proprio durante la pandemia, in rappresentanza di tutti i bambini venuti al mondo, segno di speranza e della vittoria della vita sulla morte.

L’appuntamento ha segnato la fine del mese mariano e ha voluto essere un ulteriore segno di vicinanza e consolazione per quanti, in vari modi, sono stati colpiti dal coronavirus: RIFday ritiene di doverne dare conto perché – come appena riferito – tra i circa 1000 selezionati ospiti della celebrazione, c’era anche un farmacista, indicato dall’Ucfi, l’Unione cattolica dei farmacisti italiani,  in rappresentanza dell’intera comunità professionale.  Si tratta di Francesco Scarpino, 46 anni,  farmacista collaboratore iscritto all’Ordine di Roma, già per anni volontario della Caritas, che ha così avuto la possibilità di vivere un’esperienza davvero irripetibile  anche in ragione della straordinarietà del momento vissuto dall’umanità, recitando il rosario insieme al Santo Padre e ascoltando la preghiera rivolta alla Madre di Dio che lo stesso pontefice ha scritto per l’occasione:  O Maria, Consolatrice degli afflitti, abbraccia tutti i tuoi figli tribolati e ottieni che il Padre Misericordioso intervenga con la sua mano onnipotente per liberarci da questa terribile pandemia, in modo che la vita possa riprendere in serenità il suo corso quotidiano. Ci affidiamo a Te, che risplendi sul nostro cammino come segno di salvezza e di speranza, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

Una preghiera  che probabilmente, il dottor Scarpino, farmacista in Roma, ricorderà per sempre. Così come molto probabilmente ricorderà che a fare da cornice alla celebrazione del rosario cui ha avuto il privilegio di partecipare da protagonista non c’era il cielo plumbeo del 27 marzo, ma una luce dorata che, facendosi strada tra le nuvole, illuminava i Giardini Vaticani. Un particolare (la suggestione è inevitabile e irresistibile) forse non casuale né privo di significato.

 

link dell’articolo: https://www.rifday.it/2020/06/04/rosario-del-papa-per-chiedere-aiuto-contro-covid-tra-i-100-presenti-anche-un-farmacista/

Incontro U.C.F.I. nell’Abbazia di Maguzzano

Domenica 5 luglio 2020

Incontro U.C.F.I. nell’Abbazia di Maguzzano (Lonato- BS)

Programma:

  • ore 11.30 raduno
  • ore 12.00 Santa Messa
  • ore 13.00 pranzo
  • ore 14.30 assemblea
  • ore 16.45 conclusione

Confermare la presenza a don Marco (‭+39 335 6678184) entro il 30 giugno. L’incontro è aperto anche ai familiari. Chi volesse pernottare può chiedere la disponibilità in Abbazia (030-9130182) oppure nelle strutture dei dintorni.

Contro l’abominevole battaglia per incentivare l’aborto con il pretesto della pandemia

In questo momento di emergenza sanitaria è in corso un abominevole attacco alla vita da parte di alcune associazioni abortiste, quali Non una di meno, LAIGA, Pro-Choice, AMICA, Vita di Donna Onlus, la CGIL, diverse ONG internazionali, tra cui Amnesty International, Human Right Watch e la rete europea di Planned Parenthood, oltre che da politici di sinistra, in primis Roberto Saviano, Laura Boldrini, Valeria Fedeli, Livia Turco, Marco Cappato, nonchè personaggi dello spettacolo e intellettuali legati all’ideologia progressista radicale. Costoro, col pretesto degli ospedali saturi a causa del Covid19, mirano a modificare le linee guida per la somministrazione della pillola abortiva Ru486. In pratica vorrebbero, con provvedimenti regionali, de-ospedalizzare l’aborto farmacologico che attualmente prevede tre giorni di ricovero, autorizzando la procedura nei consultori e negli ambulatori e spostando il limite per la somministrazione dalle 7 settimane di gravidanza attuali a 9. Ricordiamo che la Ru486 non è propriamente un farmaco ma un pesticida umano, in quanto non cura nulla, visto che la gravidanza non è una malattia, ma sopprime bambini nel grembo materno. Non solo, ma è un dispositivo a due fasi: La madre, quindi, in un consultorio o in un ambulatorio prenderà la prima pillola che ucciderà suo figlio nel grembo e le verrà consegnata l’altra pillola che assumerà a casa e le farà espellere il bambino. Ma come? I radicali e la Bonino non avevano combattuto estenuanti battaglie per far terminare gli aborti in casa che causavano la morte anche delle mamme? E adesso invece chiedono un ritorno al passato? Questi esperti da divano, si rendono conto di quanto sia pericolosa per la salute delle donne la pillola Ru486 ? Ferma restando la condanna di ogni tipo di aborto, analizziamo nel dettaglio i vari aspetti della questione. Il primo aspetto riguarda l’idea di incrementare il ritorno al privato, alla clandestinità, all’aborto faida-te, aumentando il peso psicologico nell’assumere la pillola abortiva, addirittura contro la stessa idea con cui il fronte abortista spinse i legislatori dell’epoca a redigere l’iniqua legge 194/78, con l’apparente intento di socializzare il problema dell’aborto e di sottrarlo alla clandestinità. Ci rendiamo dunque conto che tale obiettivo costituiva un mero specchietto per le allodole al fine di far approvare una legge che un giorno avrebbe permesso loro di richiedere proprio l’aborto fai-da-te che in principio rigettavano. Il secondo aspetto riguarda i rischi connessi all’assunzione di Ru486. La mortalità causata dalla Ru486 è 10 volte superiore all’aborto chirurgico (New England Journal 2005). Le morti finora accertate per aborto chimico da Ru486 sono 40, di cui una avvenuta all’Ospedale Martini di Torino. Dopo l’espulsione del suo bambino la donna potrebbe inoltre incorrere in spotting e sanguinamenti per diverse settimane. I sanguinamenti si concludono, in media, nell’arco di 9-16 giorni. L’8% delle donne sanguina per più di 30 giorni e l’1% richiede ricovero in ospedale a causa delle eccessive emorragie. Talvolta, a causa del fallimento della procedura medica abortiva, si deve ricorrere all’aborto chirurgico. I fallimenti sono del 5% a 7 settimane di gravidanza; a 8 settimane sale il tasso di insuccesso, 8%. A 9 settimane si sale al 10%, (come si può vedere il rischio di eventi avversi cresce con l’avanzare della gravidanza). Altri effetti collaterali dell’aborto chimico sono dolori addominali, nausea, vomito, diarrea, cefalea. Tra le cause di morte associate all’assunzione della Ru486 ci sono infezioni batteriche letali: quella da Clostridium Sordellii, da Clostridium Septicum, da Clostridium Perfringens e da Streptococco. Il terzo aspetto riguarda il fatto che chi abortisce a casa con la pillola Ru486 ed ha una metrorragia abbondante o un aborto incompleto deve correre subito al Pronto Soccorso per la revisione della cavità uterina. Ciò non solo comporterà (aggravati) i rischi di contagio per il Covid-19 che si volevano pretestuosamente evitare, ma anche la violazione dei diritti basilari all’obiezione di coscienza garantiti dalla stessa legge 194. Il quarto aspetto riguarda le conseguenze psicologiche a cominciare dal grande senso di colpa dovuto al fatto che la mamma fa tutto da sola. E’ lei stessa che ingoia la pillola che ucciderà il suo bambino. E’ lei che deve vivere nell’attesa della sua espulsione. E’ lei che (come riportato dal British Medical Journal, nel 56% dei casi) vede l’embrione espulso, che ha già una fisionomia umana ben distinguibile. Per questo i sintomi della Sindrome Post Aborto si evidenziano fin da subito, con incubi, ricordi e pensieri intrusivi legati all’esperienza vissuta, compreso l’aumento dei tentativi di suicidio. Il quinto aspetto riguarda il fatto che con l’aborto chimico tramite Ru486 viene bypassato l’obbligo previsto dalla legge 194/78 dei 7 giorni di riflessione, dopo che alla mamma viene consegnato il certificato di aborto. Infatti con l’aborto chimico tramite Ru486 diviene più complicato rispettare i tempi di legge che impongono una settimana di attesa tra il nulla osta rilasciato dal primo medico e l’atto materiale dell’aborto procurato. L’aborto chimico può essere praticato entro un termine piuttosto stretto, pari a 63 giorni di amenorrea, cioè dall’ultima mestruazione. Questo significa che, considerando che la donna solitamente scopre di essere incinta dopo 33 giorni dall’ultima mestruazione, ne restano altri 30 per praticare l’aborto chimico. Sottraendo la settimana di attesa imposta dalla legge 194/78, risulta che dal momento in cui la donna scopre di essere incinta, ha circa 20 giorni di tempo abortire con la Ru486. Tempi così stretti potrebbero indurre il medico alla tentazione di forzare la procedura o dichiarando con un falso ideologico e materiale la sussistenza di una urgenza al solo scopo di non dover rispettare la settimana di attesa, oppure a sforare il limite del 63° giorno della scheda tecnica, tanto è vero che le attuali proposte vanno proprio nella sciagurata direzione di aggiungere altre due settimane al termine in cui si può usare il mifepristone (Ru486). Il sesto e ultimo aspetto riguarda il fatto che una volta che si porta l’aborto chimico a domicilio, la mamma, che spesso si pente della decisione intrapresa, non ha più la possibilità di tornare indietro. C’è un metodo che si chiama: Abortion Pill Rescue, messo in pratica da una rete di professionisti sanitari, tramite il quale è possibile contrastare gli effetti della pillola abortiva. Il medico George Delgado, fondatore di Abortion Pill Rescue, ha pubblicato nei primi mesi del 2018 uno studio con altri sei specialisti, in cui spiega che la procedura abortiva a base di mifepristone è stata bloccata e invertita con successo nel 64% dei casi, attraverso la somministrazione intramuscolare di progesterone e nel 68% dei casi somministrandolo per via orale, concludendo che l’uso a tale scopo del progesterone si è rivelato «sicuro ed efficace». E’ evidente che questa procedura di emergenza non sarà praticabile nel caso di aborto farmacologico a domicilio. E’ quindi vergognoso e abominevole che proprio nell’ora del massimo sforzo per arginare una pericolosa epidemia e salvaguardare quante più vite possibili, ci si accanisca perché migliaia di bambini non vedano la luce. La richiesta delle realtà abortiste e radicali per liberalizzare ulteriormente l’IVG e sdoganare l’aborto farmacologico e casalingo appare ancora più paradossale e squallida di fronte all’eroismo di tanti medici (a metà aprile sono più di 110) e personale infermieristico che hanno perso la vita per curare persone ammalate di Covid-19. Siamo sottoposti a una manipolazione mediatica e psicosociale, che pretende di garantire i diritti delle donne, senza tutelarne la salute fisica e psicologica, ma preferendo occultare la sciagura dell’aborto, confinandolo nel privato delle mura domestiche, lavandosi doppiamente le mani dalla tragedia, che coinvolge due esseri umani: il bimbo e sua madre.

  1. Ora et Labora in difesa della Vita
  2. Famiglia Domani
  3. Confederazione dei Triarii
  4. TeleMaria
  5. Movimento con Cristo per la Vita Ancona
  6. Nova Civilitas
  7. 7.Associazione Tradizione Famiglia Proprietà
  8. Himmel Associazione
  9. Comitato Beato Miguel Agustin Pro sacerdote e martire
  10. Popolo della Famiglia
  11. Gruppo Apostoli del Cuore Immacolato di Maria
  12. Militia Christi
  13. Associazione culturale Katyn
  14. Progetto Angelica ProVita
  15. Città e Famiglia
  16. Universitari per la Vita
  17. Via Verità e Vita
  18. Comitato Famiglia e Vita
  19. Congregazione Templari di San Bernardo, Priorato Cattolico d’Italia
  20. BranCo branca comunitaria ONLUS
  21. Associazione di Psicologi e Psicoterapeuti Nostra Signora di Guadalupe
  22. UGC Pavia
  23. Sodalizio Pio XII Pavia
  24. Amicizia San Benedetto Brixia
  25. Sicilia Risvegli Onlus
  26. Movimento con Cristo per la Vita
  27. Movimento mariano “Regina dell’Amore”
  28. Associazione Nazaret il Germoglio dei Figli del Divino Amore onlus
  29. Figli del Divino Amore
  30. Noi per la Famiglia
  31. Gruppo divina misericordia di Cerveteri
  32. Divina Provvidenza di Genova
  33. … lega con noi …
  34. Famiglie Numerose Cattoliche
  35. Caritas in Veritate
  36. Giuristi per la Vita
  37. Presidenza Nazionale Unione Cattolica Farmacisti Italiani all’unanimità 
  38. Centro di aiuto alla vita “Santa Gianna Beretta Molla ” di Cava de’ Tirreni (SA)
  39. Fondazione Novae Terrae
  40. Movimento per la Vita Val Cavallina
  41. Associazione LIFE – Libertà Famiglia Educazione
  42. Forza Nuova
  43. Club Forza Silvio Modena Libera
  44. Brescia Veritas
  45. FattiSentire.org Bologna
  46. Movimento per la Vita Bergamo
  47. Servizio di aiuto alla Vita di Cavezzo
  48. “Padre Gabriele” Associazione Onlus
  49. Associazione Camelot
  50. Comunione Tradizionale
  51. Soldati del Re
  52. Controrivoluzione
  53. Italia Cristiana
  54. Umanitaria Padana Onlus
  55. Pro Vita & Famiglia
  56. CAV di Loreto ”L’ascolto”
  57. Movimento per la Vita di Fano
  58. Movimento per la Vita di Biella
  59. Federvita Piemonte
  60. Movimento per la Vita di Venezia Mestre- Odv
  61. Centro di aiuto alla Vita – via Sesia 20, Torino
  62. Centro di aiuto alla Vita di Ragusa

 

Articolo originale: https://soldatidelre.it/contro-labominevole-battaglia-per-incentivare-laborto-con-il-pretesto-della-pandemia/

La fragilità

Riflessioni del Dott. Don Roberto Valeri, Assistente spirituale UCFI Milano

L’esperienza terribile e inaspettata del virus che ha flagellato l’Italia e non solo ci ha resi più consapevoli del concetto di fragilità e messo in luce la questione della dipendenza relazionale dell’uno con l’altro, della bellezza dell’amicizia, della necessità di abbracciarci di sorridere, piangere, e cantare insieme.

A dire il vero sperimentiamo anzitutto come credenti, la nostalgia della Chiesa come luogo in cui la relazione con Dio e con gli altri è più reale di quanto pensassimo. Uomini e donne mendicanti di Salvezza e Cristo mendicante di ciascuno di noi per offrirci ciò che desideriamo di più: l’eternità in un incontro ineffabile e la qualità etica dei rapporti segnati dalla carità.

In un tempo dove sembrava importante dare la morte, dove sembrava che tutti avessimo il problema di come morire ed evitare qualsivoglia sostegno alla vita, talora chiamato impropriamente accanimento, ora in questo tempo virale, improvvisamente l’attenzione sembra essersi rovesciata: si cerca la vita e tutti sostegni ad essa.

Si ripropone ora la questione del rapporto costo-beneficio e la grande realtà della proporzionalità della cura. Se da una parte della bilancia si pone la questione economica o meramente tecnica, dall’altra appare la priorità della salvezza della persona, a fronte della quale, qualunque rischio economico dovrebbe essere giustificato e qualunque difficoltà tecnica risolta. Alla Culumbia University ,alla metà degli anni ottanta, si calcolò che per salvare un bambino di 450 grammi veniva spesa la somma di centomila dollari, ma questa sproporzione era giustificata. Cosa offre questa giustificazione? In termini di linguaggio terapeutico, si preferisce parlare di rapporto fra rischio e beneficio.  Ma anche di altri valori in gioco: ad esempio il rapporto fra costi ed efficacia dove si deve valutare la possibilità reale oggettiva, di risolvere la patologia in corso con risorse comunque limitate e con altri che necessitano di cure e premono su dette risorse (il dramma deontologico delle terapie intensive)[1]. L’aspetto valoriale offerto dal credo da un contributo alla decisione da prendere?

Non c’è alcun dubbio che occorre avere ben chiaro il valore trascendente della persona per noi cristiani creata in Cristo che può esigere il primato dell’uomo sull’economia. Ma questo non è più scontato da quando si sono inseriti nella comprensione della realtà e dell’individuo, il principio di qualità della vita a scapito della sacralità, quando imperversa il soggettivismo,  tale per cui ognuno è libero di agire arbitrariarmente senza confrontarsi, usando i propri valori soggettivamente ma con un grave rischio come annota lucidamente J.E. Newman: “è consentito accogliere o rifiutare questa o quella opinione a nostro piacere; il credere riguarda riguarda questa o quella opinione a nostro piacere; il credere riguarda solo l’intelletto e non anche il cuore; ci possiamo fidare di noi stessi in materia di fede senza bisogno di alcun’altra guida. Questo è il principio delle filosofie e delle eresie, questo è il principio della debolezza[2]. Tante teorie, tante visioni dell’uomo che non sempre pensano la persona in chiave cristiana e talvolta la pensano solo in chiave brutalmente funzionale come vorrebbe il funzionalismo.  Ma la grande perdita del concetto di unicità dell’uomo come creatura di Dio,  è proprio la perdita di Dio. L’uomo non è più creatura di Dio  ma insieme di cellule, geneticamente determinato con un inizio e una fine, privo di libertà determinato da una cultura o luogo geografico, come un robot:  quando non funziona occorre disporne la fine. Questo basta al nostro cuore?

Questo periodo ha rimesso la questione uomo, e uomo malato, fragile, al centro della riflessione politica ed economica identificando un nuovo rapporto con l’allocuzione delle risorse pubbliche e con la capacità di uomini e sistemi che rispondono alle esigenze del momento.  Pensiamo a quanto si è straparlato del sistema sanitario lombardo.

Ha messo in evidenza, questo periodo,  il grande desiderio di vita e non di morte, il desiderio della relazione e della cura del malato, cura non solo in chiave terapeutica ma anche relazionale. Pensiamo ad esempio a quanti hanno sofferto per non aver potuto stare vicino ai propri cari in difficoltà. Il rischio di una cultura che dimentica l’uomo è evidente. E di una cultura che marginalizza Dio lo è altrettanto.

Come cristiani, oggi come non mai,  abbiamo la responsabilità di far notare il rapporto fra Dio Padre e ogni uomo che in Cristo è figlio e dunque con una dignità che merita sempre il massimo dell’impegno ma anche come  per il cristiano ogni tribolazione apre ad un bene maggiore: l’eternità. Il cristiano è la sentinella di questo rapporto e può mostrarne tutta la bellezza e il significato forse oggi più tangibile: più siamo abbracciati a Cristo più acquistiamo valore di fronte a qualsiasi urgenza, più siamo abbracciati a Cristo più  guardiamo al nostro compimento nella Vita eterna.

Dr. Don Roberto Valeri

[1] Per riferimenti esaustivi: E.Sgreccia, Manuale di Bioetica, Aspetti medico sociali, vol. II, 560-606; Milano 20023 ;    anche: Sacra congregazione della dottrina della fede del 5 maggio 1980, Jura et bona,  n.4, AAS, 72 (1980), 542-552

[2] L.Orbetello (ed), J.E.Newman. Lo sviluppo della dottrina Cristiana, Milano 2002, 345

Riunione 23 marzo ANNULLATA

Causa recenti Decreti per il contenimento della diffusione del COVID-19, si è deciso di rimandare anche la riunione del 23 marzo a Milano in Viale Piceno 18 ore 21,00″. Non appena sarà di nuovo possibile riprendere le riunioni Vi faremo sapere le prossime date degli incontri.
Ricordiamoci di riservare uno spazio tutti i giorni per la preghiera, tanto importante in questi giorni di prova.

UCFI MILANO serata annullata

Causa misure straordinarie per la prevenzione della diffusione del Corona Virus si è deciso di non fare la riunione ucfi di stasera a casa Riccaboni a Milano.