Giubileo degli Operatori Sanitari 22.10.16

Ultime indicazioni organizzative per i Farmacisti

Si comunica che l’UCFI ha ricevuto i badges per partecipare al Giubileo degli Operatori Sanitari nella giornata del 22 ottobre, e sono quindi disponibili per coloro che hanno inviato l’adesione. Poiché il numero degli iscritti è stato molto elevato, si raccomanda di organizzarsi per tempo per ritirarli nelle modalità sotto riportate.

Si trasmette inoltre il programma definitivo del Giubileo con le informazioni organizzative utili per prendere parte alla manifestazione:

Nel corso dei prossimi giorni tutti gli iscritti, ed in particolare coloro che risiedono a Roma e nelle immediate vicinanze, o vi hanno impegni di lavoro, sono pregati di ritirare i propri badges alla sede dell’UCFI, via della Conciliazione 10, prima del 22 ottobre. La sede sarà aperta giovedì 20 e venerdì 21, dalle ore 10 alle 13. Per effettive urgenze di informazioni o emergenze di carattere logistico, inviare e-mail all’indirizzo ucfi.roma@libero.it o telefonare al numero 06 68300948 negli stessi giorni ed orari.

Venerdì 21 ottobre

Ore 17,45
Incontro dei Farmacisti nella Chiesa di Santa Maria in Portico in Campitelli a Roma, dove sono conservate le spoglie di San Giovanni Leonardi Patrono dei Farmacisti, per un momento di preparazione spirituale e di riflessione; al termine verranno fornite delucidazioni di carattere organizzativo. Si raccomanda la presenza dei colleghi, poiché sarà l’occasione per distribuire i badges, soprattutto a coloro che provengono da altre città e regioni

Sabato 22 ottobre

Ore 6,30 – 7,30
Nel cortile della sede dell’UCFI in via della Conciliazione 10, saranno disponibili gli ultimi badges per coloro che non saranno riusciti a ritirarli precedentemente

Ore 7,30 – 8,00
Ingresso in Piazza San Pietro. I partecipanti dovranno prendere posto sul lato destro della piazza, guardando la facciata della Basilica. I varchi di ingresso sono posizionati sotto il colonnato sul lato di via Porta Angelica

Ore 10,00
Udienza Giubilare di Papa Francesco in Piazza San Pietro

Ore 12,00
Rito di attraversamento della Porta Santa

Ore 13,30
Santa Messa celebrata da S. Em.za Rev.ma Card. Edoardo Menichelli presso l’Altare della Cattedra, conosciuto anche come della Confessione, e concelebrata da tutti gli Assistenti Ecclesiastici delle associazioni presenti.

Si raccomanda di tenere bene in vista il proprio badge per il passaggio da Piazza San Pietro alla Basilica, attraverso la Porta Santa. Per ogni evenienza, fare riferimento ai volontari giubilari.

Gli orari potranno subire lievi modifiche per ritardi o motivi organizzativi contingenti.

Un sentito ringraziamento a tutti i colleghi che parteciperanno all’evento, con l’augurio che segni per ciascuno un momento di rinnovamento spirituale e l’avvio di un fruttuoso cammino.

 

Tutela della salute e scelte etiche: il ruolo del Farmacista

Sintesi della relazione del vicepresidente UCFI Fausto Roncaglia nel Convegno “Un Nuovo Umanesimo: la Scienza al servizio dell’Uomo”
Bologna 8-10-2016

Farmacista a tutela della salute

Il farmacista è uno dei protagonisti nella tutela della salute, per il suo quotidiano e continuo incontro con le persone. La farmacia è il presidio sanitario più comodo e a portata di tutti, senza filtri, dove chiunque, oltre ad attenta e competente distribuzione dei farmaci, può ricevere spiegazioni, consiglio, vicinanza professionale e umana.
L’attività del farmacista è basata su una necessaria e profonda conoscenza tecnica e scientifica riguardo ai farmaci, ma non può limitarsi a questo. Parte fondamentale della nostra professione è stabilire un rapporto con le persone, viste nella loro interezza e non solo come portatrici di malattie da curare. Ogni persona è unica e irripetibile, è formata di anima e di corpo, ha un destino di eternità : della sua salute globale dobbiamo prenderci cura.
Il farmacista è un professionista: il termine “professionista” deriva da professare, che significa “dichiarare apertamente”: compie un giuramento che lo impegna nei confronti della propria coscienza e lo obbliga con coloro che a lui si rivolgono e con tutta la comunità.
Quando Giovanni Paolo II ci ricevette il 31 gennaio 1994 ci disse parole illuminanti: Il servizio all’integrità e al benessere della persona è l’ideale che deve costantemente orientare il farmacista cattolico, il quale si ispira, nell’esercizio della sua professione, all’esempio di Gesù di Nazareth, che passò beneficando e risanando quanti si avvicinavano a Lui. Compito del farmacista, dunque, è di contribuire al sollievo della sofferenza, al benessere e alla guarigione dell’uomo.[…] Voi avete modo di diventare anche consiglieri e persino evangelizzatori[…] il conforto morale e psicologico che potete offrire a chi soffre è grande…una dimensione di autentica solidarietà cristiana.

Scelte etiche

In ogni aspetto della sua attività professionale, il farmacista si trova spesso di fronte a scelte etiche e a consigli di scelte etiche per coloro che a lui si rivolgono: uso corretto dei farmaci, comportamenti alimentari, abitudini corrette di vita.
Fino a qualche decennio tali scelte sono state importanti, ma raramente drammatiche; in farmacia il farmacista si trovava a distribuire prodotti tutti finalizzati alla cura e alla prevenzione, per il bene delle persone. C’era accordo su ciò che è bene e ciò che non lo è e la legge era, almeno in teoria e nella volontà, finalizzata al bene di tutti.
Oggi purtroppo viviamo invece in un mondo sanitario nel quale prevale una visione parziale dell’uomo, ridotto spesso ai suoi aspetti biologici ed emozionali. Da tale visione sono scaturiti e scaturiscono comportamenti aberranti, che vanno contro la ragione umana: aborto, eutanasia, fecondazioni artificiali, farmaci che non curano e hanno persino il fine di uccidere.

Farmaci che non curano

Una visione distorta sulla persona umana da mezzo secolo ha riguardato anche la farmacia e sono arrivati prodotti che nulla curano, ma hanno fini completamente diversi. Il farmacista si trova così a ricevere prescrizioni e richieste persino di prodotti che hanno la capacità, e soprattutto il fine, di uccidere la vita umana nei primissimi giorni.
Le leggi sono state liberate dall’obbligo di essere fatte per il bene di tutti e sempre più sono state indirizzate al comodo dei più forti in danno dei più deboli. Sono leggi che intendono assurdamente obbligare il farmacista ad andare contro coscienza, a violare il giuramento che ha fatto all’inizio della professione e a non seguire il Codice Deontologico, che lo obbliga al rispetto della vita.
Quello che è stato sempre considerato delitto viene ora capovolto in diritto.
Chi ha deciso l’entrata in commercio di tali prodotti ha anche voluto fossero in farmacia come “farmaci” e, per potere chiamare farmaco anche ciò che nulla ha di farmacologico, è stato considerato necessario cambiare la definizione di “farmaco”.

Nuova definizione di “farmaco”

La definizione di farmaco, da sempre considerata ovvia e ragionevole, è : ogni sostanza o associazione di sostanze aventi capacità e fine di cura o di prevenzione delle malattie.
Ora è stata utilitaristicamente variata ed è la seguente:
a) ogni sostanza o associazione di sostanze presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane ;
b) ogni sostanza o associazione di sostanze che possa essere utilizzata sull’uomo o somministrata all’uomo allo scopo di ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche, esercitando un’azione farmacologica, immunologica o metabolica, ovvero di stabilire una diagnosi medica.
In una tale definizione si può far entrare di tutto e possono venire chiamati farmaci anche prodotti capaci di uccidere, così che nelle farmacie è possibile trovare, in scatolette simili a tutte le altre, anche “farmaci” che sono delle vere e proprie armi chimiche.
Il termine “farmaco” ha quindi perso il significato esclusivamente di cura e prevenzione che aveva.

OMS, mistificazione sui termini usati

Come è potuto accadere tutto ciò?
Sottoposta a una forte pressione di varie associazioni, soprattutto abortiste, degli USA, negli anni ’70-80 del secolo scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ( OMS) decise, a tavolino, senza alcuna evidenza scientifica, anzi contro ogni evidenza scientifica, di dichiarare che la gravidanza inizia non con il concepimento ( come è ) ma con l’annidamento dell’embrione nella mucosa uterina ( circa 8-10 giorni dopo).
Per fare ciò l’OMS ha affidato ad “esperti” l’incarico di stabilire (arbitrariamente!) la non coincidenza tra concepimento e gravidanza, negando la realtà, in modo che si possa parlare di aborto solo a partire dall’annidamento e non dal concepimento. Il fine è quello di potere disporre a piacimento, impunemente, della vita umana compresa nei giorni tra il concepimento e l’annidamento. Sancito questo, tutto è arrivato di conseguenza, con anestesia delle coscienze.
L’immissione in commercio e l’utilizzo di prodotti oggettivamente abortivi (nel significato vero del termine) facendoli passare per contraccettivi è conseguenza di quella aberrazione scientifica, ormai accettata, coscientemente o per ignoranza, da molti.

A.I.F.A.

Sul sito dell’AIFA ( Agenzia Italiana del Farmaco) la definizione di farmaco è quella oggettivamente ragionevole : Ogni sostanza o associazione di sostanze aventi capacità e fine di curare o prevenire le malattie.
I responsabili dell’AIFA dovrebbero però allora spiegarci come abbiano potuto permettere l’entrata in commercio con la qualifica di “farmaco” di prodotti che nulla curano e nulla prevengono, a meno che non considerino il concepimento una malattia e siano convinti che l’uccisione della vita umana nei primi giorni dopo il concepimento possa in qualche caso ( soprattutto quando è fastidiosa per qualcuno) essere considerata un metodo di cura.
Inoltre sarebbe interessante sapere perché nei foglietti illustrativi dei cosiddetti “contraccettivi di emergenza” venga riportata solo una parte del meccanismo di azione e non si parli della possibile (da diversi scienziati verificata) capacità di impedire l’annidamento del concepito nella mucosa uterina e perché vengano minimizzati gli effetti collaterali di tali prodotti, mentre per tutti gli altri farmaci è stata applicata al riguardo, giustamente, una notevole e ben diversa severità. Perché in questo caso la ragione e l’oggettività scientifica sono state messe da parte?

“Contraccettivi di emergenza”

Pillole del giorno dopo, dei 5 giorni dopo: chiamarle “contraccettivi di emergenza” è grottesco, visto che vengono usate solo nel caso in cui ci sia il timore che sia iniziata una nuova vita umana, non certo come anticoncezionali. Senza addentrarci sulla capacità effettiva di uccidere che hanno quelle pillole ( che è comunque grande) è sufficiente il fine per cui vengono usate per avvertire l’orrore di prestare la propria professionalità per il comodo di qualcuno che vuole eliminare una eventuale vita umana che gli da fastidio.
Il farmacista quindi, in modo paradossale, è costretto a decidere se obbedire a leggi che intendono obbligarlo a vendere i prodotti in questione o rispettare il giuramento che ha fatto e il codice deontologico; deve decidere se fare o no riferimento alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo (1948) e se rispettare o no la Costituzione della Repubblica Italiana, che a quei diritti si riferisce.
Senza ricetta!
Una legislazione che impone l’obbligo di ricetta persino per alcune creme e alcuni antiacidi per uso orale ha invece deciso, recentemente, di rendere libero per le donne maggiorenni l’accesso alla “pillola del giorno dopo” e a quella dei “5 giorni dopo”: considerati gli effetti di tali prodotti , farli entrare tra i farmaci SOP ( senza obbligo di ricetta medica) è oggettivamente un obbrobrio sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista etico.
Pillole del giorno dopo, pillole dei 5 giorni dopo, spirali: hanno la capacità di uccidere l’essere umano, il concepito, nei giorni che vanno dal concepimento all’annidamento nell’endometrio uterino e per tale motivo vengono usate, non certo come contraccettivi.
Le pillole estroprogestiniche (“anticoncezionali”) hanno invece come effetto principale quello antiovulatorio ( contraccettivo), ma non sempre il blocco dell’ovulazione avviene: in tal caso l’embrione non riesce ad annidarsi nell’endometrio uterino reso inospitale dalla componente progestinica e muore.

Conclusione: il ruolo del farmacista

Compito del farmacista è agire in ogni momento con scienza e coscienza, rispettando il giuramento che ha fatto e il codice deontologico. Fondamentale è informare correttamente chi a lui si rivolge, in modo particolare le donne su tutto ciò che riguarda i prodotti di cui abbiamo parlato, sia dal punto di vista scientifico che etico.
Se necessario, è bene anche informare i colleghi operatori sanitari (che eventualmente non ne fossero a conoscenza) circa le mistificazioni antiscientifiche che le autorità che governano la sanità mondiale hanno sancito da anni, con disinteresse nei confronti della salute fisica e mentale delle donne e totale non considerazione della salute dell’embrione. Occorre ricordare sempre a tutti che la persona umana ha una dignità intrinseca, dal concepimento alla morte.
Il farmacista che non intende collaborare all’uccisione dell’embrione, appellandosi alla propria coscienza e all’art.2 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo ( che afferma che nessuna persona può essere obbligata a uccidere o a collaborare a farlo) agirà di conseguenza.
Non si limiterà a questo: informerà le donne che, per il controllo delle nascite, esistono mezzi non cruenti, i “metodi naturali”, non dannosi per madre e figlio; nel caso di una gravidanza che preoccupa, le indirizzerà a uno dei CAV (Centri di Aiuto alla Vita) , dove potranno trovare aiuto, anche economico (Progetto Gemma e altre possibilità).

Ucfi Napoli

In collaborazione con l’Ordine dei Farmacisti, siamo lieti di invitare tutti i soci UCFI e i volontari del progetto “Un farmaco per tutti”, per venerdì 14 ottobre alle ore 20.45 presso la sede dell’ordine (a Napoli), ad una “Tavola rotonda”.
A voi volontari del progetto sarà chiesto di offrirci, se vorrete, una testimonianza della vostra esperienza.
Inoltre per tutti coloro che parteciperanno al giubileo degli operatori sanitari il 22 ottobre a Roma, ci sarà un bellissimo momento di preparazione al giubileo. Contiamo nella vostra partecipazione.

Alimentazione in Oncologia: una sfida da vincere per migliorare la cura

Il giorno 27 ottobre 2016 presso il Nobile Collegio Chimico Farmaceutico evento organizzato dalla Fondazione TERA dal titolo: “Alimentazione in Oncologia: una sfida da vincere per migliorare la cura.”
Per ragioni organizzative e per prevedere un numero di posti a sedere sufficiente per la conferenza e lo spazio per il light dinner finale vi prego possibilmente di comunicare le eventuali adesioni.
Si può rispondere a questa mail o alle mail francesco_monterosso@hotmail.it, segreteria@tera.it, emanuela.rodini@tera.it o telefonare al numero 0321 32000.

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Ella One: approfondimenti

La dottoressa Anna Fusina, ha elaborato una bella e documentata riflessine  a conclusione del Corso di perfezionamento in Bioetica presso l’Università degli Studi di Padova.

In questo interessante lavoro, dal titolo La “pillola dei 5 giorni dopo. Aspetti scientifici, giuridici ed etici ha sviluppato questa linea di riflessione: “Negli anni ’60  le potenti associazioni abortiste statunitensi compresero la necessità, per portare avanti la loro battaglia, di fare in modo che la parola «concepimento» non esprimesse più l’unione di spermatozoo ed ovulo bensì il momento dell’impianto in utero dell’embrione: «Se si scopre che questi dispositivi intrauterini agiscono come abortivi, non solo avremo contro la Chiesa cattolica ma pure le Chiese protestanti», affermava nel 1962 Mary Calderone (1904 – 1998), allora direttore medico di Planned Parenthood, riferendosi alla spirale.

Conseguenti a questa scelta strategica furono tutta una serie di pressioni che nel 1965, portarono l’ACOG – acronimo che sta perAmerican College of Obstetricians and Gynecologists -, cioè la maggiore organizzazione di ginecologi degli Stati Uniti, a pubblicare il suo primoTerminology Bulletin con l’introduzione, per la prima volta, della trasformazione semantica: «concepimento», per la prima volta, stava per avvenuto impianto dell’ovulo fecondato nell’utero materno [2].

Quella manipolazione, come si usa dire, “fece scuola”. Alcuni anni dopo infatti, precisamente dal 1985, anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità si appiattì sull’interpretazione messa a punto due decenni prima dalle lobby abortiste giungendo a riconoscere la gravidanza solo a partire dall’avvenuto impianto dell’embrione nell’utero [3]. Una manipolazione della realtà in piena regola, dato che testi di embriologia cronologicamente successivi ed utilizzati nell’insegnamento universitario riportano il concepimento quale momento della fecondazione, dell’unione di spermatozoo ed ovulo che determina la formazione dello zigote [3].

Fatta questa piccola ma significativa parentesi storica, torniamo su ellaOne®: nel suo foglietto illustrativo è testualmente scritto che «agisce modificando l’attività dell’ormone naturale progesterone» e che «si ritiene […] agisca bloccando l’ovulazione». Ora, non ci vuole molto per accorgersi di quel singolare «si ritiene»: come mai? Non c’è forse la certezza che ellaOne® agisca esclusivamente «bloccando l’ovulazione»? Quali altri effetti potrebbe avere esattamente questo presunto contraccettivo «d’emergenza»? Una risposta ci giunge da uno studio curato dai ricercatori Mozzanega e Cosmi [4] che parte da un fatto: il solo studio che valuta l’efficacia di ulipristal sull’ovulazione è stato condotto su un piccolo campione, di appena 34 donne.

E pur sulla base di quest’unico studio è possibile constatare come, a proposito di ellaOne®, «solo il trattamento all’inizio del periodo fertile sembra realmente ritardare l’ovulazione. In questo caso, però, un rapporto risalente da 1 a 5 giorni prima sarebbe avvenuto in un periodo del ciclo verosimilmente non ancora fertile e quindi il farmaco verrebbe assunto inutilmente. Quando invece ulipristal viene assunto nei successivi giorni fertili, i tre o quattro giorni che precedono l’ovulazione, la maggioranza delle donne ovula regolarmente ed evidentemente può concepire; l’endometrio, invece, risulterà gravemente compromesso e sarà del tutto inadeguato all’impianto» [5].

Questo significa che le donne che assumono la “pillola dei 5 giorni dopo” dopo un rapporto sessuale avvenuto nel periodo fertile del ciclo mestruale, nella maggior parte dei casi,  ovulano e possono concepire anche se l’endometrio è irrimediabilmente compromesso, indipendentemente dal momento in cui il presunto contraccettivo  viene assunto. Concludono Mozzanega e Cosmi: «Se immaginiamo un rapporto il giorno prima dell’ovulazione, con il concepimento entro le successive 24 ore (e quindi 48 ore dopo quel rapporto sessuale), come potrà invocarsi un’azione anti-ovulatoria e anti-concezionale per un farmaco assunto fino a cinque giorni da quel rapporto, e quindi tre giorni dopo il concepimento stesso? Si avrà esclusivamente un’azione anti-annidamento» [6]. Da un contraccettivo con possibili effetti abortivi si passa quindi –  sempre che vi sia stato concepimento, ovviamente – ad un vero e proprio abortivo”.

Bene fa quindi la dottoressa Fusina, al termine del suo pregevole lavoro – dove sono contenute le maggior parte delle citazioni qui riportate e dove, naturalmente, c’è anche molto altro – ad osservare che «la presentazione di questo farmaco come “contraccettivo”, termine correntemente usato per indicare la prevenzione del concepimento (inteso come fecondazione) è ingannevole: potrebbe indurre infatti ad utilizzarlo persone che non lo farebbero mai, se solo ne conoscessero il meccanismo d’azione antinidatorio» [7][8]. Morale: presentare ellaOne® esclusivamente come un contraccettivo significa dire mezza verità e quindi mentire circa la sua natura antiprogestinica, volta cioè a bloccare l’ormone – il progesterone, appunto – fondamentale per l’annidamento embrionale nella mucosa uterina [9]. Mentire, una vera e propria specialità per quanti, ieri come oggi, si battono contro il diritto alla vita servendosi di bugie che, a forza di esser raccontante, a volte vengono purtroppo prese per verità.

[1] Così Wikipedia alla voce «Ulipristal acetato»; [2] Cfr. American College of Obstetrics and Gynecology (ACOG). Terminology Bulletin, “Terms Used in Reference to the Fetus.” Chicago: ACOG, 1965; [3] Cfr. Sgreccia E. Manuale di bioetica, Vita&Pensiero, Milano 2007, p. 611; [3] In proposito, i testi ricordati dalla dottoressa Fusina sono i seguenti: Keith Moore and T.V.N. Persaud,Before We Are Born: Essentials of Embryology and Birth Defects 5th ed. (Philadelphia: W.B. Saunders Company), 1998, p. 36; Keith L. Moore, T.V.N. Persaud, The Developing Human: Clinically Oriented Embriology (Philadelphia: Saunders) 1998, p. 2-18; G. Goglia, Embriologia umana, Piccin Nuova Libraria, Padova, 1997, Cap.1; Thomas W. Sadler, Embriologia medica di Langman ( ed. it. a cura di De Caro R. – Galli S.), Elsevier Masson srl, Milano 2009, p. 11; [4] Cfr. Mozzanega B. – Cosmi E. (2011) Considerazioni su ellaOne® (ulipristal acetato) «Italian Journal of Obstetrics»; 2/3:107-112; [5] Ibidem; [6] Ibidem; [7] Fusina A. La “pillola dei 5 giorni dopo. Aspetti scientifici, giuridici ed etici. Corso di perfezionamento in Bioetica – Dipartimento Fisspa, Sezione di Filosofia, Università degli Studi di Padova, A.A. 2011/2012, p. 24; [8]  L’idea che presentare ellaOne® come contraccettivo possa indurre ad assumerla «persone che non lo farebbero mai, se solo ne conoscessero il meccanismo d’azione antinidatorio» appare suffragata dall’esito di un sondaggio condotto in Spagna nel 2007, che ha messo in luce come quasi il 40% (il 39,4%) del campione «rifiuterebbe l’impiego di un anticoncezionale sapendo che questo potrebbe agire anche come abortivo». de Irala J. – del Burgo C.L. – de Fez C. ML. – Arredondo J. – Mikolajczyk R.T. – Stanford J.B. (2007) Women’s attitudes towards mechanisms of action of family planning methods: survey in primary health centres in Pamplona, Spain. «BMC Womens Health» ;7:10. doi:10.1186/1472-6874-7-10 [9] Cfr. Carbone G. M. L’embrione umano: qualcosa o qualcuno?, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2005, p. 36.

 

La pillola del giorno dopo può causare aborto

Dalla Spagna un’altra conferma.
di Anna Fusina

Uno studio condotto da un gruppo di scienziati spagnoli guidati dal Dr. Emilio Jesús Alegre del Rey e  pubblicato dall’European Journal of Clinical Pharmacy ribadisce il potenziale effetto abortivo del Levonorgestrel, la pillola del giorno dopo.
Il Dr. Alegre del Rey è  farmacista  presso il Dipartimento di Farmacia all’Universitary  Hospital   di Puerto Real (Cadice) ed effettua studi da vari anni sulla cosiddetta “contraccezione d’emergenza”.

Dr. Alegre del Rey, quando inizia la vita?
Inizia al concepimento, quando lo spermatozoo e l’ovulo formano lo zigote. Questa è una osservazione scientifica.

Ci viene detto che la gravidanza inizia con l’impianto dell’embrione in utero. Si manipola la lingua  per nascondere la realtà?
Sì. Per esempio, è stato ripetuto fino alla nausea che la pillola del giorno dopo non è abortiva. Per affermare questo, si è ipotizzato che l’aborto ponga  fine alla gravidanza e che quest’ultima inizi al momento dell’impianto dell’embrione in utero. Ma questo è un gioco di parole, che cancella la realtà.
In primo luogo, non è che la gravidanza inizi al momento dell’impianto, è che è a partire da lì che é possibile rilevarla. Ma in secondo luogo, e cosa ancora più importante, ciò che è eticamente rilevante non è la fine della gravidanza, ma la fine della vita di un essere umano. Pertanto, ciò che conta non è quando vogliamo dire che inizia la gravidanza, ma quando inizia la vita. La manipolazione del linguaggio ha un sacco di “magia”: distoglie l’attenzione dagli ascoltatori allo scopo che essi non guardino al punto chiave della questione.
Tertulliano, già nel III secolo, ha detto: “Homo est qui futurus est” (se in futuro sarà umano, già lo è). Curiosamente, è interessante notare che questa osservazione semplice e saggia è anche un principio fondamentale della embriologia del XXI secolo.

Il Levonorgestrel, la cosiddetta “pillola del giorno dopo” riduce le gravidanze di oltre l’80% quando assunto entro tre giorni dal rapporto sessuale? Quali sono le conclusioni del vostro studio?
Il nostro studio si concentra sul meccanismo d’azione del levonorgestrel, la cosiddetta “pillola del giorno dopo”. Abbiamo confrontato i dati provenienti da diversi studi che sono stati pubblicati, applicando ad essi un’analisi quantitativa. Il risultato mostra che nella metà dei casi in cui le gravidanze erano state impedite assumendo il levonorgestrel, c’era stata stata la fecondazione, è stato concepito un embrione, ma il carico ormonale della pillola ha impedito all’embrione di continuare il suo processo di sviluppo, la sua vita.
La pillola del giorno dopo è catalogata come mezzo di contraccezione di emergenza. Questo è quello che ci dicono i media e la versione scientifica “ufficiale”…
Non c’è un vera “ufficiale” versione scientifica, ma diverse pubblicazioni sull’argomento. Nella scheda tecnica originale del  levonorgestrel, all’inizio era stato riconosciuto a quest’ultimo anche l’effetto di impedire l’impianto. Due lavori scientifici puntavano nella stessa direzione (Fertil Steril. 2007 Sep;88(3):565-71. Epub 2007 Feb 22; Ann Pharmacother. 2002 Mar;36(3):465-70).  Poi è stata diffusa una nuova versione del produttore e della FIGO (Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia), che non è indipendente.
Quest’ultima posizione, che ha negato l’effetto abortivo,  si è basata su dati relativi agli studi su animali, il cui ciclo ormonale non ha nulla a che fare con quello della donna, e su uno studio su  donne con nessuna validità statistica.
Abbiamo dimostrato che, con le evidenze attuali, nessuno può seguitare a negare l’effetto contragestativo, abortivo di questa pillola.
Un contraccettivo è un prodotto che impedisce il concepimento. Nel caso del levonorgestrel, è vero, ma è solo una mezza verità, letteralmente. Per l’altra metà il  suo effetto viene esercitato impedendo ad un embrione esistente di continuare il suo sviluppo e la vita. Noi chiamiamo questo effetto  “contragestativo”,  una parola che poche persone conoscono.

Dunque assumendo il levonorgestrel si possono verificare aborti embrionali. Perché i media non ci dicono nulla su questo?
La disinformazione crea un falso senso di sicurezza. Si omettono informazioni-chiave per le utenti, che hanno il diritto di conoscere il potenziale effetto abortivo di questa pillola.
Il motivo per cui non venga fatta questa informazione penso sia in parte commerciale ed in parte  ideologico. Si presume che le donne non abbiano bisogno di sapere, che a loro non importi sapere. Tuttavia, in uno studio effettuato su donne spagnole (dell’équipe di Jokin de Irala), è stato loro chiesto se avrebbero assunto quel prodotto sapendo che esso era abortivo. La maggior parte delle donne ha detto di no. Le donne che inconsapevolmente prendono quel prodotto e scoprono poi che si tratta di un abortivo, possono sentirsi ingannate e caricate ingiustamente di questo problema nella loro coscienza.
Quando la pillola è stata messa in commercio c’è stato un notevole rifiuto verso di essa; la scheda tecnica del levonorgestrel  non ometteva il possibile effetto anti-annidamento, quindi abortivo. Così il prodotto ha avuto molte difficoltà ad essere diffuso, ed anche  ad essere  approvato nei paesi che proteggono la vita umana dal suo inizio, come l’America Latina. I produttori quindi hanno usato poi la strategia di negarne l’effetto abortivo, e fu modificata quindi la scheda tecnica del levonorgestrel.
Ora, anche i produttori  di un altro “contraccettivo d’emergenza”, l’ulipristal acetato (EllaOne, la cosiddetta “pillola dei cinque giorni dopo”) sembrano aver imparato la lezione, e negano che esso abbia un possibile effetto abortivo. Tuttavia, è evidente che esso lo abbia, impedendo  la gravidanza anche se preso cinque giorni dopo il rapporto. C’è bisogno solo di  un po’ di buon senso per rendersi conto che non è credibile che abbia solamente un effetto contraccettivo…

Anche per il personale sanitario è necessaria una accurata e completa informazione su queste pillole…
Certo. Per prendere qualsiasi decisione etica, sia individuale che collettiva, è prima essenziale  avere le migliori informazioni scientifiche sul problema, senza pregiudizi di alcun genere. Il personale sanitario ne ha bisogno per due motivi: per informare correttamente gli utenti e per  prendere le proprie decisioni etiche, e, se necessario, fare obiezione di coscienza.
Di questo era ben consapevole il genetista francese Jerome Lejeune: una buona etica parte dalla migliore informazione scientifica disponibile. Questa è la ragione del nostro lavoro. Dobbiamo fare in modo che questa informazione sia libera da condizionamenti commerciali, ideologici o da altri tipi di condizionamenti, né in un senso né nell’altro.
Nel nostro team collaborano ricercatori con diversi punti di vista, ma tutti cerchiamo di dimostrare la realtà, con il metodo scientifico.

La pillola del giorno dopo è utilizzata principalmente da adolescenti, anche più volte. Quali ne sono le conseguenze ed i rischi?
Gli studi clinici su questa pillola non li ha fatti l’industria farmaceutica, ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con il denaro pubblico. Si pensò che potesse essere usata abitualmente, ma gli studi di sicurezza con somministrazioni ripetute sono stati disastrosi: frequenti gravi disturbi mestruali, mal di testa, problemi vascolari … logico, perché per ottenere l’effetto suddetto con una singola dose, queste pillole contengono una quantità di ormone 10-20 volte superiore alla normale pillola contraccettiva quotidiana.
Così la pillola del giorno dopo è stata lasciata per somministrazioni eccezionali.
Chiunque utilizza ripetutamente questa pillola si espone ad un serio rischio.
Purtroppo in alcuni Paesi questo prodotto è stato approvato anche senza l’obbligo di prescrizione medica.
Volevo anche rilevare come l’uso esteso della pillola del giorno dopo non riduce le gravidanze indesiderate o gli aborti in termini reali. E ‘qualcosa che è stato dimostrato in numerosi studi in diversi paesi, con la massima evidenza.

La pubblicazione del vostro studio è stata respinta da diverse riviste scientifiche ….
I primi due rifiuti ci hanno stimolati a migliorare l’articolo, la forma di esposizione dei risultati. Ma siamo rimasti un po’ sorpresi che uno studio sullo stesso argomento, con le conclusioni contrarie, ma senza l’analisi statistica di base, fosse stato pubblicato senza problemi.
Abbiamo parlato con altri gruppi di ricerca che hanno avuto complicazioni come le nostre quando le conclusioni del loro studio non erano “politicamente corrette”.
In realtà, ci sono state difficoltà in tutte le epoche. Tuttavia, questa è scienza, e per fortuna ci sono riviste che esaminano solo la qualità scientifica di ciò che viene loro inviato. Infatti, di recente ci è stata accettata la stessa nostra interpretazione in un’altra rivista.
Non si può coprire il sole con un dito.

Fonte: http://vitanascente.blogspot.it/

27 novembre – ritiro spirituale pre-natalizio

Domenica 27 novembre
in preparazione del Santo Natale, ci incontreremo alla casa Bonus Pastor in Via Aurelia 208 per una giornata di ritiro spirituale.

22 ottobre – Giubileo degli Operatori Sanitari

Sabato 22 ottobre
Giubileo degli Operatori Sanitari
incontro in Piazza San Pietro ore 6:45 .

Chi intende partecipare al Giubileo è pregato di comunicare il proprio nominativo tassativamente entro 10 giorni, per dare la possibilità di richiedere i pass.
La comunicazione può essere fatta scrivendo una mail a ucfi.roma@libero.it o telefonando ai colleghi Piero Uroda (3292205701) , Giuseppe Fattori ( 3357338691) o Carmen Mosca ( 3384443529).

9 ottobre – Festività in onore del patrono

Domenica 9 ottobre
festività in onore del nostro Santo patrono San Giovanni Leonardi
in Santa Maria in Campitelli.

Incontri del primo lunedì del mese

Lunedì 3 ottobre e lunedì 7 novembre il solito incontro del primo lunedì del mese presso la nostra sede in via Della Conciliazione.
Vi aspettiamo numerosi