Giubileo dei Farmacisti Cattolici del Consiglio nazionale e della Diocesi di Roma

Cosa c’è di più inclusivo della Croce? Questo l’interrogativo con cui l’assistente nazionale dell’Unione Cattolica Farmacisti Italiani, don Marco Belladelli, direttore della Pontificia Commissione per le attività del settore sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa, ha aperto l’esperienza del Giubileo vissuta domenica scorsa dai Farmacisti Cattolici del Consiglio nazionale e della Diocesi di Roma.
E’ stato un pellegrinaggio di condivisione e di speranza, lungo il percorso delle storie delle varie sezioni Ucfi italiane che si sono messe in cammino insieme lungo via della Conciliazione verso la “porta santa”, la porta dell’ascolto e dell’accoglienza, quella che ogni giorno i Farmacisti lasciano sempre spalancata a ciascun paziente, a ciascun fratello che desidera sentirsi amato, accolto, ascoltato e che ha bisogno di cure, non solo per il corpo, ma spesso per l’anima. Emozionante il percorso penitenziale, pregando e cantando insieme, cui hanno fatto seguito la confessione sacramentale e la celebrazione nelle grotte vaticane della santa messa nella Cappella degli Ungheresi, dove ognuno ha sentito la gioia di essere l’uno accanto all’altro, senza distanze logistiche, né del cuore, ma tutti uniti nella preghiera e nel proposito di compiere quel passo giubilare, quello che porta alla vera conversione del cuore!
Una bella e degna conclusione dopo un’assemblea nazionale fatta di racconti e di storie delle vite e delle esperienze di ciascuna sezione di Italia, partite dallo spunto lanciato dal presidente Nazionale Giuseppe Fattori, il quale aveva ribadito, con decisione, che in questo
momento storico, in mezzo a tanti dubbi ed incertezze, “noi siamo”! Siamo fedeli al nostro impegno professionale e valoriale verso tutti ed in particolare verso chi ha più difficoltà ad andare avanti, a curarsi.
A questa riflessione don Marco aggiungeva: noi siamo Chiesa! per cui il nostro impegno è rivolto alla missione, alla comunione, alla solidarietà. Gesù non è un “antidolorifico”, ma è una persona, un esempio concreto a cui guardare per non smarrire la direzione della cura di noi stessi e dell’altro!
Una cura non soltanto esteriore, ma soprattutto interiore, per costruire relazioni autentiche, vere, durature, che sanno di sacrificio pur di essere fedeli ad un servizio fatto con amore e per amore!
Pertanto, ecco la preghiera del Rosario e la meditazione dei Vespri che hanno tenuti tutti uniti intorno all’altare della vita e della speranza, pregando per tutti gli ammalati, per tutti i sofferenti nel corpo e nello spirito, cantando alla Vergine Maria l’inno più bello, quello
dell’amore senza fine che solo Dio può concedere a ciascuno di noi.

Bianca Iengo