Tutela della salute e scelte etiche: il ruolo del Farmacista

Sintesi della relazione del vicepresidente UCFI Fausto Roncaglia nel Convegno “Un Nuovo Umanesimo: la Scienza al servizio dell’Uomo”
Bologna 8-10-2016

Farmacista a tutela della salute

Il farmacista è uno dei protagonisti nella tutela della salute, per il suo quotidiano e continuo incontro con le persone. La farmacia è il presidio sanitario più comodo e a portata di tutti, senza filtri, dove chiunque, oltre ad attenta e competente distribuzione dei farmaci, può ricevere spiegazioni, consiglio, vicinanza professionale e umana.
L’attività del farmacista è basata su una necessaria e profonda conoscenza tecnica e scientifica riguardo ai farmaci, ma non può limitarsi a questo. Parte fondamentale della nostra professione è stabilire un rapporto con le persone, viste nella loro interezza e non solo come portatrici di malattie da curare. Ogni persona è unica e irripetibile, è formata di anima e di corpo, ha un destino di eternità : della sua salute globale dobbiamo prenderci cura.
Il farmacista è un professionista: il termine “professionista” deriva da professare, che significa “dichiarare apertamente”: compie un giuramento che lo impegna nei confronti della propria coscienza e lo obbliga con coloro che a lui si rivolgono e con tutta la comunità.
Quando Giovanni Paolo II ci ricevette il 31 gennaio 1994 ci disse parole illuminanti: Il servizio all’integrità e al benessere della persona è l’ideale che deve costantemente orientare il farmacista cattolico, il quale si ispira, nell’esercizio della sua professione, all’esempio di Gesù di Nazareth, che passò beneficando e risanando quanti si avvicinavano a Lui. Compito del farmacista, dunque, è di contribuire al sollievo della sofferenza, al benessere e alla guarigione dell’uomo.[…] Voi avete modo di diventare anche consiglieri e persino evangelizzatori[…] il conforto morale e psicologico che potete offrire a chi soffre è grande…una dimensione di autentica solidarietà cristiana.

Scelte etiche

In ogni aspetto della sua attività professionale, il farmacista si trova spesso di fronte a scelte etiche e a consigli di scelte etiche per coloro che a lui si rivolgono: uso corretto dei farmaci, comportamenti alimentari, abitudini corrette di vita.
Fino a qualche decennio tali scelte sono state importanti, ma raramente drammatiche; in farmacia il farmacista si trovava a distribuire prodotti tutti finalizzati alla cura e alla prevenzione, per il bene delle persone. C’era accordo su ciò che è bene e ciò che non lo è e la legge era, almeno in teoria e nella volontà, finalizzata al bene di tutti.
Oggi purtroppo viviamo invece in un mondo sanitario nel quale prevale una visione parziale dell’uomo, ridotto spesso ai suoi aspetti biologici ed emozionali. Da tale visione sono scaturiti e scaturiscono comportamenti aberranti, che vanno contro la ragione umana: aborto, eutanasia, fecondazioni artificiali, farmaci che non curano e hanno persino il fine di uccidere.

Farmaci che non curano

Una visione distorta sulla persona umana da mezzo secolo ha riguardato anche la farmacia e sono arrivati prodotti che nulla curano, ma hanno fini completamente diversi. Il farmacista si trova così a ricevere prescrizioni e richieste persino di prodotti che hanno la capacità, e soprattutto il fine, di uccidere la vita umana nei primissimi giorni.
Le leggi sono state liberate dall’obbligo di essere fatte per il bene di tutti e sempre più sono state indirizzate al comodo dei più forti in danno dei più deboli. Sono leggi che intendono assurdamente obbligare il farmacista ad andare contro coscienza, a violare il giuramento che ha fatto all’inizio della professione e a non seguire il Codice Deontologico, che lo obbliga al rispetto della vita.
Quello che è stato sempre considerato delitto viene ora capovolto in diritto.
Chi ha deciso l’entrata in commercio di tali prodotti ha anche voluto fossero in farmacia come “farmaci” e, per potere chiamare farmaco anche ciò che nulla ha di farmacologico, è stato considerato necessario cambiare la definizione di “farmaco”.

Nuova definizione di “farmaco”

La definizione di farmaco, da sempre considerata ovvia e ragionevole, è : ogni sostanza o associazione di sostanze aventi capacità e fine di cura o di prevenzione delle malattie.
Ora è stata utilitaristicamente variata ed è la seguente:
a) ogni sostanza o associazione di sostanze presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane ;
b) ogni sostanza o associazione di sostanze che possa essere utilizzata sull’uomo o somministrata all’uomo allo scopo di ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche, esercitando un’azione farmacologica, immunologica o metabolica, ovvero di stabilire una diagnosi medica.
In una tale definizione si può far entrare di tutto e possono venire chiamati farmaci anche prodotti capaci di uccidere, così che nelle farmacie è possibile trovare, in scatolette simili a tutte le altre, anche “farmaci” che sono delle vere e proprie armi chimiche.
Il termine “farmaco” ha quindi perso il significato esclusivamente di cura e prevenzione che aveva.

OMS, mistificazione sui termini usati

Come è potuto accadere tutto ciò?
Sottoposta a una forte pressione di varie associazioni, soprattutto abortiste, degli USA, negli anni ’70-80 del secolo scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ( OMS) decise, a tavolino, senza alcuna evidenza scientifica, anzi contro ogni evidenza scientifica, di dichiarare che la gravidanza inizia non con il concepimento ( come è ) ma con l’annidamento dell’embrione nella mucosa uterina ( circa 8-10 giorni dopo).
Per fare ciò l’OMS ha affidato ad “esperti” l’incarico di stabilire (arbitrariamente!) la non coincidenza tra concepimento e gravidanza, negando la realtà, in modo che si possa parlare di aborto solo a partire dall’annidamento e non dal concepimento. Il fine è quello di potere disporre a piacimento, impunemente, della vita umana compresa nei giorni tra il concepimento e l’annidamento. Sancito questo, tutto è arrivato di conseguenza, con anestesia delle coscienze.
L’immissione in commercio e l’utilizzo di prodotti oggettivamente abortivi (nel significato vero del termine) facendoli passare per contraccettivi è conseguenza di quella aberrazione scientifica, ormai accettata, coscientemente o per ignoranza, da molti.

A.I.F.A.

Sul sito dell’AIFA ( Agenzia Italiana del Farmaco) la definizione di farmaco è quella oggettivamente ragionevole : Ogni sostanza o associazione di sostanze aventi capacità e fine di curare o prevenire le malattie.
I responsabili dell’AIFA dovrebbero però allora spiegarci come abbiano potuto permettere l’entrata in commercio con la qualifica di “farmaco” di prodotti che nulla curano e nulla prevengono, a meno che non considerino il concepimento una malattia e siano convinti che l’uccisione della vita umana nei primi giorni dopo il concepimento possa in qualche caso ( soprattutto quando è fastidiosa per qualcuno) essere considerata un metodo di cura.
Inoltre sarebbe interessante sapere perché nei foglietti illustrativi dei cosiddetti “contraccettivi di emergenza” venga riportata solo una parte del meccanismo di azione e non si parli della possibile (da diversi scienziati verificata) capacità di impedire l’annidamento del concepito nella mucosa uterina e perché vengano minimizzati gli effetti collaterali di tali prodotti, mentre per tutti gli altri farmaci è stata applicata al riguardo, giustamente, una notevole e ben diversa severità. Perché in questo caso la ragione e l’oggettività scientifica sono state messe da parte?

“Contraccettivi di emergenza”

Pillole del giorno dopo, dei 5 giorni dopo: chiamarle “contraccettivi di emergenza” è grottesco, visto che vengono usate solo nel caso in cui ci sia il timore che sia iniziata una nuova vita umana, non certo come anticoncezionali. Senza addentrarci sulla capacità effettiva di uccidere che hanno quelle pillole ( che è comunque grande) è sufficiente il fine per cui vengono usate per avvertire l’orrore di prestare la propria professionalità per il comodo di qualcuno che vuole eliminare una eventuale vita umana che gli da fastidio.
Il farmacista quindi, in modo paradossale, è costretto a decidere se obbedire a leggi che intendono obbligarlo a vendere i prodotti in questione o rispettare il giuramento che ha fatto e il codice deontologico; deve decidere se fare o no riferimento alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo (1948) e se rispettare o no la Costituzione della Repubblica Italiana, che a quei diritti si riferisce.
Senza ricetta!
Una legislazione che impone l’obbligo di ricetta persino per alcune creme e alcuni antiacidi per uso orale ha invece deciso, recentemente, di rendere libero per le donne maggiorenni l’accesso alla “pillola del giorno dopo” e a quella dei “5 giorni dopo”: considerati gli effetti di tali prodotti , farli entrare tra i farmaci SOP ( senza obbligo di ricetta medica) è oggettivamente un obbrobrio sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista etico.
Pillole del giorno dopo, pillole dei 5 giorni dopo, spirali: hanno la capacità di uccidere l’essere umano, il concepito, nei giorni che vanno dal concepimento all’annidamento nell’endometrio uterino e per tale motivo vengono usate, non certo come contraccettivi.
Le pillole estroprogestiniche (“anticoncezionali”) hanno invece come effetto principale quello antiovulatorio ( contraccettivo), ma non sempre il blocco dell’ovulazione avviene: in tal caso l’embrione non riesce ad annidarsi nell’endometrio uterino reso inospitale dalla componente progestinica e muore.

Conclusione: il ruolo del farmacista

Compito del farmacista è agire in ogni momento con scienza e coscienza, rispettando il giuramento che ha fatto e il codice deontologico. Fondamentale è informare correttamente chi a lui si rivolge, in modo particolare le donne su tutto ciò che riguarda i prodotti di cui abbiamo parlato, sia dal punto di vista scientifico che etico.
Se necessario, è bene anche informare i colleghi operatori sanitari (che eventualmente non ne fossero a conoscenza) circa le mistificazioni antiscientifiche che le autorità che governano la sanità mondiale hanno sancito da anni, con disinteresse nei confronti della salute fisica e mentale delle donne e totale non considerazione della salute dell’embrione indiacialis.com. Occorre ricordare sempre a tutti che la persona umana ha una dignità intrinseca, dal concepimento alla morte.
Il farmacista che non intende collaborare all’uccisione dell’embrione, appellandosi alla propria coscienza e all’art.2 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo ( che afferma che nessuna persona può essere obbligata a uccidere o a collaborare a farlo) agirà di conseguenza.
Non si limiterà a questo: informerà le donne che, per il controllo delle nascite, esistono mezzi non cruenti, i “metodi naturali”, non dannosi per madre e figlio; nel caso di una gravidanza che preoccupa, le indirizzerà a uno dei CAV (Centri di Aiuto alla Vita) , dove potranno trovare aiuto, anche economico (Progetto Gemma e altre possibilità).

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