ASSOLUZIONE FARMACISTA OBIEZIONE A PILLOLA DEL GIORNO DOPO

CORTE APPELLO TRIESTE CONFERMA ASSOLUZIONE PER FARMACISTA CHE FECE OBIEZIONE A PILLOLA DEL GIORNO DOPO

“Ieri in tarda serata, dopo lunga camera di consiglio, la Corte di appello di Trieste ha confermato l’assoluzione per la farmacista di Monfalcone che aveva dichiarato la propria obiezione di coscienza rifiutandosi di vendere la pillola del giorno dopo”. Lo dichiarano il Sen. Avv. Simone Pillon e l’avv. Marzio Calacione che hanno difeso la professionista in questo percorso giudiziario durato 5 anni. “Il Tribunale di Gorizia aveva già assolto la farmacista, ma la Procura locale aveva appellato la sentenza, costringendo la difesa a un nuovo grado di giudizio. Ora finalmente la Corte di Appello del capoluogo giuliano ha confermato l’assoluzione, riconoscendo la particolare tenuità del fatto e l’infondatezza delle pretese accusatorie”.
“Siamo ben felici che anche la Corte abbia voluto mandare esente da responsabilità penale la nostra assistita, che ha scelto coraggiosamente di seguire la voce della propria coscienza per difendere la vita umana fin dal concepimento” dichiarano gli avvocati Calacione e Pillon “speriamo tuttavia che nessuno sia più costretto a subire un processo penale per aver semplicemente messo in pratica i principi etici dettati dalla propria coscienza”.
“Il nostro ordinamento giuridico già prevede la libertà di coscienza, come dimostrato da questa assoluzione, ma forse uno specifico chiarimento normativo potrebbe evitare infondati ma faticosi ricorsi allo strumento penale” conclude l’avvocato Pillon che è anche capogruppo della Lega in commissione giustizia al Senato.


L’obiezione di coscienza e i suoi fondamenti

Nota dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi sulla sentenza di assoluzione della farmacis ta di Monfalcone

La stampa, anche nazionale, si è molto occupa t a della sent enz a di assoluzione in appello della farmacista triestina, ma operante a Monfalcone, che si era rifiutata di vendere la cosiddetta pillola del giorno dopo (che può avere effetti abortivi) ad una coppia che ne aveva fatto richiesta nella farmacia comunale ove lavorava. Il fatto risale ormai a cinque anni fa. L’assoluzione era già arrivata in primo grado, ma la procura aveva fatto ricorso e siamo così arrivati a questa seconda sentenza di assoluzione.
Ho segui to ques t a vicenda, che aveva come protagonista principale una fedele della nostra diocesi, con grande par te cipazione e vicinanza, nonché con ammirazione per la coerenza di vita e il coraggio della testimonianza da ella dimostrato.

Gran parte dei commenti è di soddisfazione, e giustamente.
La dottoressa aveva fatto obiezione di coscienza circa la sua collaborazione ad una interruzione di gravidanza per via chimica, aveva rischiato sulla propria pelle e, come una moderna Antigone, aveva preferito “obbedire alla legge degli dei” piuttosto che a quella degli uomini.

L’evento è degno della massima attenzione anche per il suo contenuto, ossia il riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza. A questo proposito l’occasione è propizia per fare qualche ulteriore riflessione.

Va tenuto presente che il giudice di primo grado non aveva riconosciuto il diritto dell’accusata all’obiezione di coscienza, ma l’assoluzione era stata motivata dalla leggera entità del danno provocato. Se la motivazione della sentenza di appello dovesse confermare questa linea, risulterebbe quindi eccessivo parlare di “vittoria del diritto all’obiezione di coscienza”.
Ciò, naturalmente, nulla toglie al valore del comportamento della signora, ma impedisce di cantare troppo presto vittoria sul fronte del riconoscimento dell’obiezione di coscienza.

La strada verso il riconoscimento dell’obiezione di coscienza è ancora lunga e sarà anche molto accidentata se non si chiariranno i suoi veri fondamenti.

L’attuale cultura giuridica, infatti, non è in grado di distinguere quando l’obiezione di coscienza è fatta “per obbedire alla legge degli dèi”, vale a dire per rispettare valori di ordine oggettivo, e quando è fatta per coerenza con un desiderio individuale. Logica vorrebbe che il primo tipo di obiezione di coscienza fosse difeso dalla legge, mentre il secondo no. Ma per farlo bisognerebbe avere una cultura giuridica fondata sull’ogget t ività del diritto e sulla sua relazione con un ordine morale. Viceversa, anche una donna incinta potrebbe fare obiezione di coscienza a che il figlio nasca. E non si può contemporaneamente convalidare l’obiezione di coscienza della farmacista che non vuole collaborare ad un aborto e l’obiezione di coscienza di una mamma che vuole invece abortire. Solo il primo può essere un diritto contemplato.

Questo per dire che il riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza non può fondarsi solo sul diritto ad essere coerenti con la propria coscienza, ma dovrebbe estendersi ai fondamenti oggettivi ed indisponibili della coscienza.

Ma questo esula dalle possibilità della cultura giuridica di oggi, purtroppo. Sono sicuro che il comportamento della signora oggetto della sentenza
rispondeva al significato vero del diritto all’obiezione di coscienza, come adesione a dei valori indisponibili e a carattere3 assoluto e vincolante ogni coscienza che voglia dirsi retta. Il suo gesto ha quindi porta to avanti la giusta causa del riconoscimento di questo diritto. La sentenza, invece, non ancora del tutto. Per questo c’è da augurarsi che il gesto emblematico della farmacista triestina possa essere imitato anche da altri e indurre così una nuova e corretta visione giuridica dell’obiezione di coscienza.

+ Giampaolo Crepaldi
Vescovo di Trieste

Convegno a Parma sulla fase terminale della malattia organizzato dall’AMCI con l’adesione dell’UCFI

ESSERE MEDICO TRA CURA E ACCOMPAGNAMENTO

Sabato 16 dicembre 2017 Parma Palazzo Sorgano Strada al Ponte Caprazucca 6/a

Nella fase terminale della malattia, di fronte alla sofferenza del paziente, il medico è costretto a porsi alcuni interrogativi: tentare di proteggere ad ogni costo il malato dalla consapevolezza della morte e concentrare ogni suo sforzo di cura nel tentativo di proseguire, con ogni mezzo, a fronteggiare la malattia sperando in una guarigione che sembra ineluttabilmente allontanarsi, oppure, riconoscendo i limiti della medicina, decidere di accompagnare il paziente in questa ultima fase, spostando lo sforzo terapeutico dal guarire al prendersi cura?

L’accettare la morte come realtà fisiologica e come realtà emozionale, l’ammettere di non essere più in grado di curare e di intervenire positivamente, come fa sentire il medico? Quali costi emotivi?

Esiste una differenza fra lo stato d’animo del medico cattolico e quello del medico agnostico quando la cura diventa accompagnamento?

Gli illustri oratori nei diversi interventi cercheranno di dare risposta a questi quesiti, riferendo le loro esperienze professionali e il vissuto umano.

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SERATA RACCOLTA FIRME A FAVORE DELL’OBIEZIONE DI COSCIENZA DEL FARMACISTA

Farmacisti Cattolici organizzano, in collaborazione con la Fondazione Muralti, una serata per presentare le ragioni di una raccolta di firme a favore di una legge che consenta l’obiezione di coscienza del farmacista.

Il farmacista nella difesa della vita umana: una firma per chiedere una legge a favore dell’obiezione di coscienza del farmacista
14 NOVEMBRE DALLE ORE 21
VIALE PICENO 18 MILANO II PIANO

PROGRAMMA:
  • ore 21,00 Introduzione – Dott Maria Teresa Riccaboni
  • ore 21,20 Le basi scientifiche del meccanismo antinidatorio delle pillole contraccettive di emergenza – Dott Nicola Natale Ginecologo
  • ore 21,50 Necessità di una legge che consenta l’esercizio dell’obiezione di coscienza del farmacista sia titolare che dipendente – Avv. Vittorio Tusa pharmacieinde.fr
  • ore 22,20 Domande dei farmacisti ai relatori
  • ore 22,40 Conclusione e raccolta di firme
Per chi fosse interessato a partecipare è prego di comunicare la presenza al tel. 02/74811262 oppure tramite mail segreteria@fondazionemuralti.it

Il digiuno e la preghiera del Santo Rosario

il Presidente dell’UCFI Piero Uroda ci invita ad unirci a coloro che venerdì prossimo 13 ottobre pregheranno e digiuneranno seguendo l’invito dell’AIASM, che ha diramato il seguente comunicato:
<<  L’AIASM ( Associazione Italiana Accompagnatori Santuari Mariani) , seguendo l’insegnamento di Maria e seguendo il bellissimo esempio dei fratelli polacchi, venerdì 13 ottobre alle ore 17.30 indice la più potente iniziativa per la pace, “ il digiuno e la preghiera del Santo Rosario”. Su tutto il territorio nazionale ogni uomo e ogni donna di buona volontà si rechi quindi nella propria parrocchia e/o crei gruppi di preghiera con la stessa intenzione dei fratelli polacchi: “ Chiedere alla Madonna di salvare l’Italia e l’Europa dal nichilismo islamista e dal rinnegamento della fede cristiana”. La recita del S.Rosario comincerà alle ore 17.30, il digiuno a pane e acqua ( come chiede Maria) tutto il giorno… Chi non può digiunare ricordi che può fare rinunce. Anche in Italia si richiede di essere in stato di grazia ( previa confessione sacramentale). Perchè proprio il Rosario e il digiuno? La Madonna ci insegna che il Rosario è la più potente arma contro il male e con il digiuno si possono fermare anche le guerre e gli eventi naturali. Quindi nel suo centenario delle Apparizioni di Fatima imploriamo proprio questo e venerdì 13 ottobre 2017 alle ore 17.30, uniti, eleviamo al cielo le nostre preghiere.>>

VIII Centenario della Decicazione di Campitelli

Parrocchia Santa Maria in Portico in Campitelli Solennità di San Giovanni Leonardi Fondatore dell’Ordine della Madre di Dio Cofondatore di Propaganda Fide-Patrono dei Farmacisti nell’VIII Centenario della Decicazione di Campitelli.

Martedì  3 ottobre 2017
Ore 18,30 Celebrazione eucaristica nel XXV di Ordinazione Presbiterale di P. Davide Carbonaro OMD Parroco di Santa Maria in Portico in Campitelli. Con la partecipazione di  S. Ecc.za Mons. Gianrico Ruzza Vescovo Ausiliare di Roma per il Settore Centro
Sabato 7 ottobre  2017
“Giovani in Cammino” Pellegrinaggio  mariano con la Salus Populi Romani
Partenza alle 18,30 da Largo Matteo Ricci
Domenica  8 ottobre 2017
Ore 10,00 Santa Messa nel Transito del nostro Santo Padre  Fondatore San Giovanni Leonardi
Ore 18,30 Primi Vespri e memoria del Transito  Presiede S.Ecc.za  Mons. Jan Romeo Pawlowski Delegato per le rappresentanze Pontificie. Saranno presenti i seminaristi del Collegio Urbano di Propaganda Fide. A seguire Processione con la reliquia del Santo: Piazza Campitelli, Via Capizzucchi, Piazza Margana, via dei Polacchi, via delle Botteghe Oscure,  Piazza dell’Enciclopedia, via dei Falegnami Piazza Lovatelli, Via Sant’Angelo in Pescheria, Piazza Campitelli. Animerà la Banda musicale “Gruppo alpini Borbona”.

Lunedì 9 ottobre 2017
Solennità di San Giovanni Leonard
Ore 10,00 Pellegrinaggio leonardino omaggio floreale presso la statua di San Giovanni Leonardi in Via delle Fondamenta Città del Vaticano
Ore 18,30 Solenne Concelebrazione Eucaristica Presiede S. Ecc.za  Mons. Giuseppe Mani Arcivescovo emerito di Cagliari Al termine  omaggio di una rappresentanza dell’Ordine dei Farmacisti al loro patrono.
Le celebrazioni saranno animate dalla Cappella Musicale di Santa Maria in Campitelli e dall’ Ensemble la Cantoria.

L’adesione al programma è libera.

Ricordo del dott. Valerio Manfrini

Lodi 24 Luglio 2017

Oggi, lunedì 24 Luglio 2017, è morto Valerio Manfrini uomo di grande rettitudine morale e di integerrima onestà, valori che ha profuso nel suo impegno politico e sociale. Mi è stato amico e confidente: a lui mi sono rivolto in momenti di difficoltà trovando risposte disinteressate e sincere. Per l’UCFI e per le sue iniziative è sempre stato un antesignano difendendo i valori della vita ben prima della stessa UCFI. Si rifiutava di dispensare anche il banalissimo “sale amaro” quando intuiva che potesse essere usato, seppur erroneamente, come abortivo.
Con lui se ne va una parte della nostra vita, facciamo tesoro del suo ricordo e del suo rigore morale.

Raffaele Corbellini
Presidente dei Farmacisti Cattolici della sezione di Lodi

 
Ricordo del dott. Valerio Manfrini
Il dott. Valerio Manfrini è ritornato alla Casa del Padre lunedì 24 luglio 2017 dopo aver trascorso gli ultimi circa 20 anni lontano dai riflettori, nel riserbo di una vita trascorsa esclusivamente in famiglia. Sebbene siano trascorsi molti anni, il ricordo del Dott Valerio è rimasto ancora indelebile scolpito nei nostri cuori.
Il Dott. Valerio Manfrini di Lodi è stato un farmacista cattolico esemplare, sia nell’esercizio della professione, che nell’Unione Cattolica Farmacisti Italiani dove ha contribuito a creare la sezione dei Farmacisti Cattolici di Lodi e ha partecipato attivamente a rifondare l’UCFI dopo un periodo di stallo nel 1985. Per la sua competenza le sue idee e proposte sono sempre state ascoltate e ritenute valide per lo sviluppo dell’associazione dei farmacisti cattolici. Sua è stata l’idea di organizzare ogni anno un congresso del Farmacisti Cattolici nel Nord Italia su temi diversi che riguardavano gli aspetti etici della professione, dall’ascolto dei bisogni del malato, a una oculata gestione dell’azienda farmacia, alla difesa della vita umana in tutte le sue fasi dal concepimento fino alla morte naturale evitando di somministrare sostanze che potessero danneggiare il nascituro ecc. Tali Congressi avevano lo scopo di far interagire le varie sezioni (Torino, Milano, Lodi, Brescia, Cremona, Verona, Piacenza, Mantova), di promuovere il sorgere di nuove sezioni e di divulgare il pensiero cristiano nell’esercizio della professione. Quasi sempre interveniva attivamente nei convegni con una conferenza nella quale sviluppava il tema e lo presentava in modo chiaro ed incisivo. Anche nella rivista Raphael è stato spesso presente con i suoi articoli. Il Dott Valerio ci ha insegnato ad essere sempre coerenti coi nostri principi e ha potare avanti le nostre idee senza paura, sicuri di dare un contributo positivo alla società, rimanendo sempre umili, ma continuando a fare il nostro dovere. Lo ricordiamo con affetto e riconoscenza.
Presidenza Nazionale dei Farmacisti Cattolici

SOTTOSCRIZIONE A FAVORE DELL’OBIEZIONE DI COSCIENZA DEL FARMACISTA

SCARICA I FOGLI PER LA RACCOLTA DELLE FIRME

  1. Il fine della raccolta delle firme è quello di dare maggior forza alla nostra battaglia a favore del diritto all’obiezione di coscienza, trovando adesioni e consensi tra tutti i colleghi, soprattutto fuori dalla nostra associazione. Una battaglia condotta da 15 anni a questa parte soltanto dalla nostra Associazione con grande convinzione, coraggio, determinazione e sacrifici. Al di là del rispetto e della considerazione personale che si sono guadagnati coloro che ci hanno messo la faccia, nonostante il loro meritevole impegno, purtroppo i risultati sono stati scarsi.
  2. I destinatari di questa raccolta di firme sono le organizzazioni professionali di categoria, in primis la FOFI, i rispettivi Ordini provinciali  e di seguito FEDERFARMA, ecc., perché l’obiezione di coscienza venga finalmente considerata come un diritto legittimo e di conseguenza ne appoggino il riconoscimento giuridico, come e avvenuto e avviene per le altre categorie professionali (vedi i Medici).
  3. In questo primo passaggio quindi vanno coinvolti soltanto i colleghi, titolari, collaboratori, studenti e pensionati, attraverso un porta a porta o qualsiasi altra modalità sia possibile contattarli e coinvolgerli (convegni, assemblee, riunioni di categoria, ecc.), avvalendoci dell’aiuto e della collaborazione di tutti coloro che condividono la nostra battaglia.
  4. SCARICA I FOGLI PER LA RACCOLTA DELLE FIRME. Ogni foglio, debitamente compilato in tutte le sue parti, va controfirmato da chi ha fatto la raccolta, indicando anche il luogo e la data in cui è stata effettuata. I fogli completi di firme vanno quindi spediti o consegnati alla nostra sede centrale, via della Conciliazione 10, Roma.
  5. Questa iniziativa di raccolta di firme sarà anche una formidabile occasione per far conoscere la nostra Associazione, l’UCFI, a chi ancora non la conosce, per raccogliere adesioni e magari anche per far nascere nuove sezioni territoriali là dove finora non siamo rappresentati.

TROPPI INTERESSI DIETRO LA PILLOLA CHE UCCIDE

“Buongiorno, vorrei una pillola per uccidere mio figlio”. Cosa succederebbe se davvero entrasse in farmacia una mamma chiedendo schiettamente in questa forma una pillola dei 5 giorni dopo? Ma così sinceri non si è mai. E tanto meno lo sono alcuni farmacisti nel chiarire gli effetti della pillola più diffusa del momento. Anzi! La confusione continua a crescere a dismisura unicamente a vantaggio delle case farmaceutiche. Di certo non delle mamme e tanto meno dei nascituri destinati ad essere annientati fin dal concepimento. E specie d’estate, tempo in cui ci sono centinaia di proposte per le vacanze ma nemmeno un’iniziativa per educare alla maternità e paternità responsabile.

Il “Dottor” Internet

Non stupisce quindi che un’indagine di Swg-Health Communication presentata recentemente a Roma e realizzata attraverso un questionario a cui hanno risposto 500 donne tra i 18 e i 40 anni abbia rilevato che il 70% è molto favorevole all’uso di contraccettivi d’emergenza. Pur ritenendoli utili ed efficaci specificamente per evitare l’aborto (76%), oltre il 50% delle donne intervistate li ritiene però pericolosi. Secondo questa ricerca, la differenza tra pillola del giorno dopo e quella dei 5 giorni dopo la conoscono solo il 17% delle donne che invece di informarsi dal ginecologo, dal medico di base o dal farmacista, preferiscono imparare tutto da Internet o leggendo riviste e giornali. In generale, per il 50% delle intervistate è più facile acquistarle rispetto al passato ma un 30% ha ancora dichiarato di trovare resistenze quando si reca in farmacia. E 1 su 5 non sa neppure che si può chiederle senza ricetta (a patto di essere maggiorenni).

Boom

Davvero una grande confusione se si considera che proprio Federfarma che poco tempo fa è stata chiamata a rispondere ad un’interrogazione in Senato, ha ammesso il boom di vendite della pillola dei 5 giorni dopo – cercando però di limitare gli allarmismi – con una crescita del 96% in 10 mesi, oltre 200.000 confezioni vendute nel 2016, quasi una ogni due minuti. EllaOne, questo è il nome della compressa, è facilissima da richiedere perché non serve la ricetta né il test di gravidanza e costa solo 26,90 euro. E inoltre viene presentato a livello mediatico sempre più diffusamente come contraccettivo di emergenza, per “addolcire la pillola”. Ma la verità è che si tratta invece di un farmaco abortivo che può essere assunto dalla donna entro 120 ore dal rapporto considerato a rischio impedendo così l’attecchimento all’utero dell’embrione, con conseguente morte dello stesso. Eppure viaggiando su internet viene addirittura proposto per curare i fibromi.

Come funziona

La verità è che nei giorni più fertili del ciclo, EllaOne non avrebbe alcuna efficacia sull’ovulazione, che seguirebbe entro due giorni come previsto dalla natura. Conseguentemente, il concepimento potrebbe avvenire. La gravidanza tuttavia, anche in caso di concepimento, non comparirebbe. EllaOne, infatti, impedisce l’azione del progesterone, l’ormone che favorisce la gestazione, ostacolandone il normale effetto di preparazione dell’endometrio all’annidamento. In sintesi: l’Ulipristal Acetato (il principio attivo del farmaco) è in grado di ritardare l’ovulazione solo nell’8% dei casi, mentre tutte le altre donne (il 92%) che assumono il farmaco in quei giorni, i più fertili, ovulano regolarmente e possono concepire. Se la gravidanza non compare è dunque perché questi farmaci impediscono l’annidamento del figlio in utero. Dettagli spesso omessi da Case farmaceutiche e Federazioni di farmacisti. Ecco perché l’Amci, Associazione medici cattolici italiani già da tempo ha allertato sulla “grave pericolosità per la salute della donna di assunzioni del suddetto farmaco quando ripetute e reiterate e sottaciute al medico”. E ancora per chi è minorenne: “La disinformazione dei rischi e degli effetti collaterali per la salute dell’adolescente oltre della possibilità della soppressione di una vita umana è certamente causa di superficiali e non ponderate decisioni, rivendicata da una malintesa libertà e autodeterminazione personale”. E tantomeno – come pensano molti adolescenti fai da te – può risolvere l’ansia di chi dopo rapporti non protetti occasionali teme di aver contratto malattie infettive. EllaOne non evita hiv, epatite o altre malattie sessualmente trasmissibili.

Farmacisti obiettori

Ma c’è qualcuno che ci prova a dare una corretta informazione e persino ad obiettare la vendita del farmaco. Fausto Roncaglia è farmacista a Parma e vicepresidente dell’Ucfi, l’Unione Cattolica Farmacisti Italiani.

Com’è possibile che un farmaco abortivo continui ad essere confuso con un anticoncezionale?
“La legge italiana chiama farmaci quei prodotti che uccidono, ma non sono farmaci, sono vere e proprie armi chimiche, sistemate nelle cassettiere e negli scaffali delle farmacie, in scatolette del tutto simili alle altre, vendute come tutte le altre. Ciò va contro la coscienza di qualsiasi essere umano e va contro anche la Costituzione della Repubblica Italiana, che dichiara di fare riferimento alla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, che all’art.2 dice che nessuno può essere obbligato a collaborare ad uccidere. Eppure se un farmacista si rifiuta di vendere questi prodotti può essere denunciato, processato e condannato. Bisogna avere il coraggio di dire la verità. Le pillole del giorno dopo sono abortive, le pillole dei 5 giorni dopo sono abortive, le spirali sono abortive. Quanti sanno, anche tra gli operatori della salute, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità per fare passare come non abortivi tali prodotti ha fatto un gioco di prestigio cambiando significato alle parole aborto e gravidanza? A tavolino è stato stabilito, contro la verità oggettiva scientifica, per comodità, di decidere che la gravidanza non inizia dal concepimento (com’è in realtà) ma dall’annidamento dell’embrione nell’endometrio uterino (8-10 giorni dopo), in modo da potere disporre dell’embrione in quei primi giorni di vita. Ma cambiando significato alle parole non si cambia la realtà scientifica: sono prodotti fatti per uccidere l’embrione, veri e propri pesticidi umani”.

Concretamente quando una donna entra in farmacia e le chiede la pillola del giorno dopo o quella dei 5 giorni dopo, lei ha la possibilità di spiegarne gli effetti abortivi e di dialogare con l’acquirente indirizzandola al Centro aiuto alla Vita oppure può addirittura rifiutarne la vendita?
“Sono stato in passato titolare di farmacia, ora sono libero professionista. Certamente il titolare ha più libertà e può (anzi dovrebbe farlo sempre!) informare la donna sugli effetti dei prodotti che cerca ed eventualmente indirizzarla ad un Cav. Anche il farmacista dipendente è un professionista e ha diritto-dovere di agire allo stesso modo. Ma purtroppo per il farmacista obiettore non titolare sono ostacolo maggiore certi titolari che non le leggi. Da quando per le pillole del giorno dopo e dei 5 giorni dopo è stato tolto l’obbligo di ricetta medica per le donne maggiorenni il farmacista titolare può decidere di non tenere in farmacia tali prodotti, spiegando perché li considera non adeguati. Se poi arriva una minorenne con ricetta medica allo stesso modo il farmacista obiettore può spiegare perché non detiene e non vende il prodotto richiesto. Avere il tempo di informare ogni cliente è fondamentale”.

Le è mai successo di essere denunciato? O che la vostra farmacia sia stata “segnalata” all’Ordine?
“Non mi è mai successo ma personalmente sono un privilegiato, prima come titolare e ora come libero professionista, dato che a Parma tutti sanno che sono obiettore e mi assume solo chi sa che farò obiezione di coscienza. Inoltre non faccio turni notturni, in cui c’è maggiore richiesta di quei prodotti. Il presidente dell’Unione Cattolica Farmacisti Italiani di Roma, è stato invece denunciato anni fa e anche altri colleghi. Hanno subito un lungo iter processuale, ma nella maggioranza dei casi i farmacisti non sono stati condannati, in base alla Dichiarazione dei diritti dell’Uomo, secondo cui nessuno può essere obbligato a collaborare ad uccidere e all’art. 3 della nostra professione, che dice che il farmacista è obbligato al rispetto della vita. Tuttavia anni di iter processuale sono una condanna (anche economica). Al momento noi farmacisti non abbiamo leggi specifiche che ci permettano di fare obiezione di coscienza tranquillamente e quindi facciamo obiezione con il rischio di esser denunciati, di essere licenziati, di non essere assunti se obiettori. Qualche collega per potere mantenere la famiglia è stato costretto a cambiare tipo di lavoro”.

Articolo originale pubblicato su interris.it da Irene Ciambezi – Clicca qui per vedere l’articolo originale